Archivi categoria: autoreferenzialità?

Vita Spericolata

Quella volta che, in pieno mercoledì di coppa, sono entrato in un bar e ho cominicato a giocare a flipper.

Dopo un “NOOOOOO!” classico da stadio, uno degli avventori mi ha dato una moneta per farmi smettere immediatamente e rimborsarmi della partita persa.

Il tutto accadde oltre 20 anni fa. Fosse successo oggi probabilmente dovrebbero estrarmela dalla fronte, la moneta.

4 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?

Una Lacrima sul Viso

Mettersi a piangere perché a “chi vuol essere milionario” esce una domanda difficile può essere un chiaro segno di tensione.

Specie se lo stai guardando alla TV.

3 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?

la procrastinazione è una brutta bestia

Sai che devi fare una cosa, sai che finché non l’hai fatta ti occuperà la mente, disturbando, sai che probabilmente starai meglio dopo che l’hai fatta eppure…

niente.

(…)

ok, quella dannata 7cm-tall-starshiptroopers-like locusta, che da qualche mese stazionava fuori dalla finestra, è stata, in qualche modo, allontanata (che schifo).

Nulla si è mosso sul fronte di quello che, in realtà, dovevo fare, ma, ehi, il multitasking è ampiamente sopravvalutato.

(…)

In realtà, ai più attenti non sarà sfuggito che è una questione di priorità più che di multitasking.

Ho chiamato. Ho chiamato.

L’interlocutore non era in ufficio.

Si ricomincia tutto daccapo.

Farò una lavatrice di delicati.

(…)

Sempre fuori ufficio.

Ehi, quelle dannate macchie sulla manica della giacca di lana, bianca, non vengono via. uf.

8 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?, filosofia minore

Rosa Pesca

In Italia il rapporto con l’impresa di pompe funebri è, al meglio, di indifferenza. Al peggio di battutine e gesti scaramantici. Nessuno si reca volontariamente in una impresa di pompe funebri e quando è obbligato a farlo ci va nel peggiore degli stati d’animo possibili per entrare in un luogo simile.

E la professionalità dell’impresario nulla toglie alla pena e qualche volta al ridicolo della situazione.

Perché dopo aver fissato orari e documenti si passa alla scelta degli avvisi da apporre in giro. Il tutto è preimpostato in un catalogo da cui scegliere. Un sistema pratico che però, soprattutto per le parole, ha un fastidioso effetto baci perugina.
Trentuno frasette numerate tra cui scegliere, con l’occhio che ti si appanna già alla quinta e l’indice malfermo che si posa sulla prima, per far finire in fretta lo scempio, così come avevi fatto con la formattazione del posterino.

Quando pensi che il peggio possa essere passato ecco che ti introducono in una stanza dove c’è una dozzina di bare pret-a-porter in ordine crescente di prezzo. C’è anche la versione in ciliegio, e quella in rovere. Indichi con, se possibile, ancora più fretta rispetto a prima, quella semplice, che avresti scelto anche fosse stata la più costosa.

Perché vuoi uscire a prendere un po’ d’aria. E perché probabilmente è quella che le sarebbe piaciuta.

E ti chiedi perché una nonnina che ha speso gli ultimi trent’anni a risparmiare per potersi pagare il funerale non abbia pensato a dire che, sì, la sua bara doveva essere in legno chiaro, oppure che, no, gli intarsi sul coperchio li voleva raffiguranti la madonna. Ti rispondi che probabilmente avresti anche potuto chiedere. Ma ormai.

E il tuo compito in questo momento… non lo sai qual è il tuo compito in questo momento. Ti rendo conto dell’ineluttabilità delle cose, che il tempo non si ferma, che forse è stato meglio così, ha finito di soffrire, ma poi ti viene anche in mente di quando, nella sofferenza ed incoscienza delle ultime settimane, apriva gli occhi e, dopo un attimo di smarrimento, si illuminava in un sorriso per il semplice fatto di vederti.

E via così, tra il conforto momentaneo del pensiero che il trapasso sia avvenuto a casa, nel suo letto, circondata dall’affetto dei suoi cari, e l’acuta fitta di dolore anticipando che tra qualche decina di minuti dovrai aiutare ad asportare il corpo, che ha trascorso la notte inerme nella sua stanza. Poi ti viene in mente di quando, per risultare un po’ più in carne nelle foto, si metteva in posa gonfiando le guance. E la foto riusciva solo dopo un po’ di tentativi perché le scappava da ridere.

Tiri un sospiro, e pensi a tutte queste cose.

Pensi, soprattutto, di aver finito con le scelte, quando l’impresario, sempre comprensivo e professionale, ti ferma davanti ad un armadio. Lo apre. Decine di tessuti tra cui scegliere per il rivestimento interno del feretro.

“Ha un vestito nero”
“Forse è meglio questo, rosa pesca, direi di sì, così le dà un po’ di colore”.

Ecco.
_____________

Per la lapide poi ho scelto il Times New Roman e l’unica cosa fuori dal menu, la foto in cui sorridi.

Ciao, nonna.

2 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?

Un Uomo di Mondo

In questi giorni ho scritto poco quì, perché ho trascorso molto tempo nei link di questo sito (a chi sfuggisse l’ironia, e forse sarebbe un bene, trattasi della satira su quest’altro sito).

In realtà ho scritto comunque ma di argomenti che, pur di interesse pubblico, toccano più la mia sfera privata.

Il tutto, come spesso mi accade, sorpreso dalla umanità che ci circonda. Guardando telegiornali e leggendo le “news” sembra che siamo immersi nella melma, senza speranza, poi ti guardi intorno e vedi una maggioranza silenziosa che porta avanti il mondo senza tanto clamore.

Cito (mi scuso con chi non legga l’Inglese, ma mi dovrei scusare comunque per lo stridore delle mie traduzioni, quindi lascio così):
“Whenever I get gloomy with the state of the world, I think about the arrivals gate at Heathrow Airport. General opinion’s starting to make out that we live in a world of hatred and greed, but I don’t see that. It seems to me that love is everywhere. Often it’s not particularly dignified or newsworthy, but it’s always there – fathers and sons, mothers and daughters, husbands and wives, boyfriends, girlfriends, old friends. When the planes hit the Twin Towers, as far as I know none of the phone calls from the people on board were messages of hate or revenge – they were all messages of love. If you look for it, I’ve got a sneaky feeling you’ll find that love actually is all around. ”

Hugh Grant in Love Actually

Lascia un commento

Archiviato in autoreferenzialità?

(in)consapevolezza

Ho periodicamente guardato al mio passato con sdegno e superiorità – Babbeo, pensavi di sapere tutto ed invece non avevi capito niente.

Osservo con una vaga, ma consistente, preoccupazione il mio presente
in prospettiva del futuro che prima o poi arriverà.

Lascia un commento

Archiviato in autoreferenzialità?

concentrazione e ricordo

Perché mi angustiava Glendon Swarthout e il suo Voto di Castità? Perché ricordavo di averlo letto almeno due volte (e perché ricordavo di averlo letto almeno due volte?), e ben oltre venti anni fa, ma in casa non ce n’era traccia.

Non mi libero di libri che ho letto più di una volta, per cui oggi ho avuto una illuminazione e mi sono quindi recato nell’unico altro luogo dove avrebbe potuto essere: la Biblioteca Comunale del mio paesello di settemila anime.

Ero un frequentatore massiccio durante la scuola media ed i primi anni delle superiori, poi la vita, ho cominciate a fare cose, vedere gente e, soprattutto, a comprarli, i libri.

Fra l’altro l’hanno spostata in un vecchio casale restaurato, nella mansarda per la precisione.

A parte questi dettagli architettonici, comunque apprezzabili, il soffitto ha travi a vista, una breve escursione in ordine alfabetico nello scaffale “letteratura” mi ha portato proprio al nostro, con la copertina che ha occupato pervicacemente, pure lei, alcuni dei miei neuroni per tutto questo tempo (è diversa dalla versione originale, il buon Charlie è a letto con le due ragazze, per quanto solo disegnato).

Non sembra sia un testo ad alta rotazione, la tesserina all’interno diceva che l’ultimo prelievo è stato fatto in giugno.

Del 1989.

Il tutto mentre ho definitivamente fatto mio l’accorgimento di salvare immediatamente le pagine web che mi sembrano interessanti, altrimenti non le trovo più, neanche a risalire tutto il percorso fatto.

E sempre in attesa di trovare l’album di foto.

Lascia un commento

Archiviato in autoreferenzialità?, libri