Rosa Pesca

In Italia il rapporto con l’impresa di pompe funebri è, al meglio, di indifferenza. Al peggio di battutine e gesti scaramantici. Nessuno si reca volontariamente in una impresa di pompe funebri e quando è obbligato a farlo ci va nel peggiore degli stati d’animo possibili per entrare in un luogo simile.

E la professionalità dell’impresario nulla toglie alla pena e qualche volta al ridicolo della situazione.

Perché dopo aver fissato orari e documenti si passa alla scelta degli avvisi da apporre in giro. Il tutto è preimpostato in un catalogo da cui scegliere. Un sistema pratico che però, soprattutto per le parole, ha un fastidioso effetto baci perugina.
Trentuno frasette numerate tra cui scegliere, con l’occhio che ti si appanna già alla quinta e l’indice malfermo che si posa sulla prima, per far finire in fretta lo scempio, così come avevi fatto con la formattazione del posterino.

Quando pensi che il peggio possa essere passato ecco che ti introducono in una stanza dove c’è una dozzina di bare pret-a-porter in ordine crescente di prezzo. C’è anche la versione in ciliegio, e quella in rovere. Indichi con, se possibile, ancora più fretta rispetto a prima, quella semplice, che avresti scelto anche fosse stata la più costosa.

Perché vuoi uscire a prendere un po’ d’aria. E perché probabilmente è quella che le sarebbe piaciuta.

E ti chiedi perché una nonnina che ha speso gli ultimi trent’anni a risparmiare per potersi pagare il funerale non abbia pensato a dire che, sì, la sua bara doveva essere in legno chiaro, oppure che, no, gli intarsi sul coperchio li voleva raffiguranti la madonna. Ti rispondi che probabilmente avresti anche potuto chiedere. Ma ormai.

E il tuo compito in questo momento… non lo sai qual è il tuo compito in questo momento. Ti rendo conto dell’ineluttabilità delle cose, che il tempo non si ferma, che forse è stato meglio così, ha finito di soffrire, ma poi ti viene anche in mente di quando, nella sofferenza ed incoscienza delle ultime settimane, apriva gli occhi e, dopo un attimo di smarrimento, si illuminava in un sorriso per il semplice fatto di vederti.

E via così, tra il conforto momentaneo del pensiero che il trapasso sia avvenuto a casa, nel suo letto, circondata dall’affetto dei suoi cari, e l’acuta fitta di dolore anticipando che tra qualche decina di minuti dovrai aiutare ad asportare il corpo, che ha trascorso la notte inerme nella sua stanza. Poi ti viene in mente di quando, per risultare un po’ più in carne nelle foto, si metteva in posa gonfiando le guance. E la foto riusciva solo dopo un po’ di tentativi perché le scappava da ridere.

Tiri un sospiro, e pensi a tutte queste cose.

Pensi, soprattutto, di aver finito con le scelte, quando l’impresario, sempre comprensivo e professionale, ti ferma davanti ad un armadio. Lo apre. Decine di tessuti tra cui scegliere per il rivestimento interno del feretro.

“Ha un vestito nero”
“Forse è meglio questo, rosa pesca, direi di sì, così le dà un po’ di colore”.

Ecco.
_____________

Per la lapide poi ho scelto il Times New Roman e l’unica cosa fuori dal menu, la foto in cui sorridi.

Ciao, nonna.

Annunci

2 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?

2 risposte a “Rosa Pesca

  1. Tutto questo è commovente senza essere nemmeno un po’ melenso. Mi viene da sperare che non sia autobiografico; anche, ma non solo, perché se riesci a scrivere una cosa del genere senza averla vissuta sei veramente un mago.

  2. grazie,

    e purtroppo non sono così bravo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...