Archivi del mese: ottobre 2006

Musica per le mie orecchie

Audio Review, era la mia rivista di riferimento per la musica. Molti degli oltre 200 CD che possiedo li avevo presi grazie a loro dritte.

Oltre 200 CD, ma avevo anche dei vinili, che poi ho venduto ad un collezionista in quella che ha definito “la più bella giornata della sua vita”.

Ricordo ancora quella sera, telefonai dopo aver visto l’inserzione. “Arrivo subito”, mi disse, e dopo qualche mezz’ora di attesa, un paio di telefonate per rettificare i bizzarri percorsi che via via pareva scegliere in alternativa a quello corretto, arrivò.

Dall’Ape 50 uscì un’omone timido che si emozionò alla vista dei dischi, praticamente nuovi, parecchi d’importazione, li avevo usati una volta, giusto per registrarci le cassette da ascoltare in macchina.

In macchina, dove non avevo più le cassette, ma il CD che suonava in un impianto dove avevo riversato buona parte dei miei risparmi.

Tutto questo per dire che ho un passato, ma non ha un presente.

In questi giorni (almeno un anno) solo l’idea di ascoltare della musica mi irrita. In macchina ascolto la radio solo se parlano. Se mettono musica cerco un altro canale, o spengo.

Perché?

Sto invecchiando?

No, perché non sono mai stato giovane, e poi anche gli anziani hanno i loro generi.

Vorrei poter citare a memoria oscuri gruppi, argomentando con perizia l’influenza che hanno avuto su artisti poi diventati famosi.

Vorrei poter entrare in casa pregustando mentalmente la colonna sonora che mi accompagnerà mentre mi rilasso

Vorrei poter semplicemente godere di un sottofondo musicale senza pensare che preferirei il silenzio.

Sarò malato?

Melofobia?

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Una domenica emotiva

Una di quelle che, se ti finisce il detersivo per i piatti, l’occhio ti si inumidisce.

Ci sono giorni così, un evento che ti colpisce e via, ti si increspa il mento anche a pensare che la biancheria non finirà di asciugarsi prima di sera.

Forunatamente il timido sole che ha intiepidito il giorno ha tolto ogni residuo di umidità dai capi stesi, per cui si è potuta evitare la catastrofe, ma non di molto.

Per il resto, bah, è andata meglio il lunedì, il che è tutto dire.
Per quanto tenda a non fare distinzioni tra i vari giorni della settimana. E si, tradizionalmente la domenica pomeriggio è sempre stato il più malinconico, seguito a breve distanza dal martedì sera.

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Come scrivete?

Quando incontro un autore non perdo mai l’occasione di chiedere come scrive.

A parte che chiedo anche ad un fabbricatore di violini come costruisce uno strumento, o ad un atleta cosa pensa mentre è in gara.

Ma vabbé, tornando alla scrittura, io, per esempio, non sono uno scrittore da prima stesura, butto giù l’idea grossolana e poi torno indietro infinite volte a spostare parole, frasi, riformulare pensieri. Lo faccio anche mentalmente, mentre cammino o corro.

La prima bozza e il lavoro finito possono essere completamente differenti. Ecco perché mi trovo molto meglio al computer, dove posso fisicamente spostare senza dover riscrivere e fare esperimenti.

Ed ecco perché non sono in grado di chattare. Né tengo aperti sistemi di messaggistica instantanea.

Ma stiamo andando fuori tema.

E voi? Come scrivete? come vi viene l’idea? come la sviluppate? preferite scrivere al computer o a penna? A casa vostra o in un caffé pieno di gente che va e viene?

Mi chiedo, con una certa apprensione, se questo sia già stato una di quelle catene di Sant’antonio per blogger.
Ovviamente l’ho persa, nel social networking sono, di fatto, un ritardato. E a volte neanche arrivo.

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Tough Choices

di Carly Fiorina.

Autobiografia di quella che fino all’anno scorso era considerata una delle donne più potenti, se non la più, nel mondo degli affari.

Scrive della sua vita che si identificava quasi totalmente nelle aziende in cui operava.
Partita come segretaria, dopo aver interrotto gli studi in legge, ha, con determinazione e duro lavoro, scalato gli scivolosi corridoi del potere fino al febbraio del 2005, quando gli altri membri del Consiglio di Amministrazione della HP, in cui era Amministratore Delegato, hanno pensato bene di farle lo sgambetto senza tante spiegazioni.

Un libro scorrevole ed interessante per chi abbia mai lavorato in una grande società o si interessi dei meccanismi che ruotano intorno ai piani alti delle aziende.

Anche chi è curioso di cosa, e come, pensa un personaggio così ben piazzato nella gerarchia potrà trovare il libro interessante.

Decisamente irritante, invece, la lettura per chi sia stato uno dei licenziati a seguito delle ristrutturazioni da lei attuate.

Vedete voi.

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How I write

di Janet Evanovich.

Per chi non la conosce, è l’autrice, fra l’altro, di dodici libri, serie non chiusa, su Stephanie Plum una goffa cacciatrice di taglie circondata da un manipolo di personaggi indimenticabili, da Grandma Mazur, a Lula, a Sally, ai genitori e così via.

New York Times bestseller. Un paio sono anche stati tradotti in Italia.

E’ appena uscito il libro “How I Write”, strutturato come un’intervista, in cui Janet spiega come nascono i personaggi e le storie che l’hanno resa famosa.

Non è necessario aver letto i suoi libri per godere di un testo scorrevole ed interessannte, con numerosi suggerimenti per chi ama scrivere, altrettanti momenti piacevoli per chi ama leggere, e una generale visione positiva della vita e delle sue sfide

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Briciole di Francia

Nonostante vi si pratichi una lingua che mi è sempre stata invisa la Francia resta un paese splendido.

Parigi, la mia prima, è stata una splendida scoperta, fatta di tetti abitabili, edifici a volte bizzarri ma ben amalgamati tra passato e presente.

In assoluto mi hanno colpito di più la Vittoria di Samotracia e il Louvres. Le nozze di Cana del Veronese, un appartamento, oltre 100 metri quadri di dipinto denso di avvenimenti a fronteggiare una Gioconda, più piccola di quanto immaginassi, riverita comunque da tutti i passanti.

Il punto più basso è stata la Torre Eiffel, non comunque sgradevole, che riesce ancora a beffare i parigini. Da noi, per una cosa del genere si mobiliterebbero subito dei comitati di quartiere NO ALL’ANTENNA, con tanto di dimostrazioni in piazza, che di sicuro non sarebbe quella della Concorde.

Per il resto, come ogni buon fruitore di film, libri e televisione che si rispetti, Parigi, anche la prima volta, è un po’ un dejà vu. L’Arco di Trionfo, gli sciampselisé, la Place de l’Etoile con i boulevard su cui i francesi sfrecciano con le loro macchine, francesi. E poi le Tuileries che ti conducono al Louvres in un trionfo di spazio. La grandeur francese si respira a pieni polmoni, e non è solo una questione di dimensioni.

A Montmartre ci tenevo ad andare, mi piace il nome.

A Notre Dame c’era una famigliola che faceva picnic scrollando a terra le briciole da un sacchetto di patatine PAI, o l’equivalente francese.

E le donne. La scena femminile è decisamente attraente. Molte ragazze affascinanti. Non necessariamente bellissime ma con una freschezza ed una presenza che le facevano piacevolmente notare.

Era da un po’ che non viaggiavo in un paese di cui non conosco la lingua. Sì, un po’ di Francese lo mastico, ma nulla che mi possa consentire più di una sopravvivenza basilare. E’ sempre istruttivo e umiliante al punto giusto. Nel senso che ti riporta con i piedi per terra, quando tutta l’eloquenza e i trucchi verbali sono ridotti a zero non è che puoi permetterti di fare tanto l’arrogante.

Parigi, tra le altre cose, è una delle capitali della moda. La baguette, anche quest’anno, si porta sotto l’ascella.

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Traslochi

Mi sono appena trasferito da peterpanseller.splinder.com.

Andate eventualmente lì per gli archivi, perché non ho ancora capito come importarli.

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