Non che l’esito mi sorprenda, però avrei voluto esserci

(…)L’assemblea, al termine di una approfondita discussione, nel corso della quale ogni singola posta del bilancio viene, unitamente alla nota integrativa, attentamente esaminata, delibera all’unanimità l’approvazione del bilancio e la proposta di destinazione del risultato di esercizio come proposto dall’organo amministrativo .(…)

(dal verbale di assemblea di una società con un unico socio che è anche amministratore)

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Poi dice che uno continua ad avercela coi giornalisti

Luca Sofri (autore di una delle poche rubriche che val la pena di leggere, “notizie che non lo erano”, su La Gazzetta dello Sport al sabato) oggi fa un’osservazione interessante sui titoli dei giornali Italiani.

Non passa mezza giornata che trovo il titolone sul sito dell’ansa:

“Brenda, l’enigma del pc. Trovati 60 mila file”

Vado a contare i miei (tempo impiegato meno di 30 secondi):

Numero di file : 791.613

Nell’articolo poi non viene spiegato quale sia la “notizia” in quella quantità di file.

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Poi dice che uno ce l’ha coi giornalisti

E’ di questi giorni la notizia che i buttafuori avranno un loro albo professionale.

Per curiosità leggo quali siano i requisiti, e negli articoli in rete trovo la frase:

“non essere o essere stati aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati”

la quale non sta in piedi né da un punto di vista grammaticale (devono o non devono aver aderito a movimenti etc?) né logico (sfido chiunque a non aver fatto parte di un gruppo organizzato, fossanche la squadretta di calcio parrocchiale).

So che il Legislatore ha una sua lingua particolare per cui cerco in Gazzetta Ufficiale e trovo la frase incriminata, e completa:
“e) non essere aderenti o essere stati aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati di cui al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito dalla legge 25 giugno 1993, n. 205;”

Che è ben diversa, e quanto meno ha un significato, mentre quella riportata nei vari siti di “informazione” non ce l’ha.

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Julie & Julia, vita da scrittrici

Come farsi pubblicare un libro è da sempre nella top tre dei messaggi più letti quì e quindi immagino di fornire un servizio utile segnalando agli aspiranti scrittori il film Julie & Julia il quale, con abilità narrativa, racconta della vita di due autrici di successo, o meglio di quella parte del viaggio che ha consentito loro di arrivare alla pubblicazione di un libro.

Due storie separate dalla storia, una quarantina d’anni, ma unite con sapienza da molteplici coincidenze. E se, aspiranti scrittori, la prima reazione è “sì, ma loro avevano il vantaggio di (inserire vantaggio a caso)” significa che dovete avere una seconda reazione.

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“oltre 31 milioni di euro, qualcosa come 60 miliardi di vecchie lire”

Il segreto per imparare una lingua straniera consiste nel pensare in quella lingua. Accantonare il bagaglio di conoscenze e pensieri e abbracciare il ritmo, significato, filosofia diversi del nuovo idioma.

L’Euro è stato introdotto sette anni fa, le “vecchie” lire se ne sono andate quasi contemporaneamente.

Eppure c’è ancora qualcuno che, in un comunicato dell’ansa, si riferisce a 31 milioni di euro come “qualcosa come 60 miliardi delle vecchie lire”.

Chissà se conosce lingue straniere, e se ha fatto fatica ad impararle.

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La Logica Dei Pubblicitari

“oltre 1000km con un pieno di benzina”

Roba di qualche anno fa, riguardava la Opel Corsa.
Perché questo dovesse essere uno slogan attraente in un paese dove è difficile passare mezz’ora senza incontrare un distributore è per me un mistero.

Del resto, e fortunatamente, un Boeing 747 ha un’autonomia ben superiore a 1000km con un pieno, ma non per questo traggo la conclusione che consumi poco, o che sia un mezzo di trasporto conveniente.

Questo è un esempio eclatante di come la comunicazione pubblicitaria a volte si ingarbugli in premesse e, auspicate, conclusioni che non sempre rispettano i canoni della logica.

In questi giorni sta facendo grosso scalpore una campagna Microsoft, che sfida a trovare la propria soluzione informatica e promette di pagarla se ci si riesce. Il più famoso al momento è quello di Lauren che vuole un portatile con schermo di 17 pollici sotto ai 1000$ di prezzo . Cerca che ti cerca, lo trova, Microsoft le dà i soldi per comprarlo e lei è felice.

?

Credo lo sarebbe chiunque, un computer gratis è sempre un computer gratis. Di nuovo mi sfugge la logica sottostante, e in questo caso anche la conclusione cui si dovrebbe arrivare.

Sono anche passati i tempi in cui “bastava la parola”, adesso l’attenzione dei destinatari è così frazionata da mille stimoli che catturarla non è semplice, e forse è logico cercare strade alternative.

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Non so se sentirmi gabbato o offeso

Volendo acquistare un iPod shuffle di seconda generazione si scopre che, dei 45€ richiesti, 0,53€ vanno per un fantomatico “compenso per copia”*.

Cliccando nell’apposito punto di domanda si scopre che:
Il compenso per copia è un onere che viene applicato ai supporti registrabili e alle apparecchiature di registrazione per compensare i titolari dei diritti – autori, musicisti e produttori – dei danni subiti a causa della copia privata di opere protette dalla legge sul diritto d’autore (es. canzoni, film, programmi TV). Il compenso per copia viene riscossa dalle organizzazioni che rappresentano i titolari dei diritti.

Quindi mi stanno dicendo che devo pagare perché, o sono un criminale che gli crea dei danni, o sono un idiota in quanto pago per i danni che altri causano.

Sarò suscettibile, ma in entrambi i casi non una bella cosa da dire ad un cliente.

Poi dice che uno prende una cattiva strada.

Il che ci porta anche al filmatino “non ruberesti un’auto, non ruberesti una borsetta etc.” che devo sorbirmi ogni volta che voglio vedere un DVD che ho regolarmente acquistato. Immagino (non lo so perché finora ho acquistato/noleggiato DVD ufficiali) con sempre maggiore dettaglio e desiderio che sui DVD pirata il filmatino, durante il quale ogni accesso al menù è impedito, non ci sia.

Qua l’invito a delinquere lo mandano direttamente i gestori del diritto da tutelare, penalizzando i clienti onesti che pagano.

Se fossi titolare di quei diritti d’autore non sarei proprio contento delle organizzazioni che rappresentano i miei interessi.

Aggiornamento del 19/03/2009: (stimolato alla ricerca da una riflessione di Luca Sofri) ho visto un video in cui Davide Rossi, presidente di Univideo che rappresenta i produttori cinematografici in Italia, e ho capito.
Nel video in questione viene affermato che, sintetizzo, quando in un paese arriva la banda larga nel giro di poco tempo il negozio di videonoleggio sparisce, ma non perché tutti si connettano, sono solo quattro che lo fanno. Questi poi scaricano i film fanno i DVD, li vendono a tutto il paese e quindi nessuno va più nel videonoleggio.
Mah, non so dove viva questo signore, da me c’è la banda larga, e guarda caso non noleggio più film, forse perché perdo più tempo in internet, o forse perché su Amazon posso comprare l’intera sesta stagione di Scrubs a poco più di 15 euro, in pigiama, senza neanche uscire di casa, legalmente, e senza quel filmatino irritante che mi dice che non ruberei una borsetta**. Quello lo so già.

Secondo aggiornamento del 19/03/2009: poi, sempre Davide Rossi, potrebbe andare a guardare cosa hanno fatto alla Apple dove hanno creato un mercato che non c’era (o era in mano ai pirati cattivi) e sono diventati il più grosso venditore di musica, legalmente.
Indovina cosa succederà con film e telefilm?

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* lo so che il compenso per la copia esiste da un bel po’, forse ancora ai tempi delle musicassette. Ma probabilmente finora mi hanno sempre tassato quand’ero di buon umore.
** in realtà il filmatino c’è anche in certi DVD Inglesi. In fondo i produttori sono gli stessi. Una mia licenza poetica che non cambia il messaggio.

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