I congiuntivi II – e regola sia

Mi sono avvicinato all‘Accademia della Crusca col timore reverenziale di chi ha sempre utilizzato l’Italiano per sentito dire.

E poi, diciamocelo, sono un figlio degli anni sessanta e del boom economico, orientato ai cibi raffinati, le fibre sempre viste come una penosa integrazione alla vera alimentazione (e con questo so già che mi sono scavato la fossa nei confronti di alice.search, chi mi manderai, stavolta, alice?).

Ma volevo capire, non sono un fanatico, non difendo a spada tratta la purezza della lingua, ma ho sempre vissuto nel rispetto delle regole, e ‘sta storia del congiuntivo la volevo capire meglio, anche alla luce delle recenti evoluzioni.

Mi sono avvicinato con timore, dicevo, perché mi aspettavo di essere redarguito pesantemente, ma anche perché le regole fisse e fini a sé stesse mi creano un senso di repulsione (avrò dei problemi con l’autorità costituita? E chi è? E come si giustifica col ‘rispetto delle regole’ del paragrafo precedente?)

Invece mi sono trovato davanti a delle riflessioni pacate, ragionate e condivisibili.

Un primo articolo , cui rimando per gli approfondimenti, tratta più del come dovrebbe essere insegnato a scuola:

  • le regole vanno conosciute per poi, eventualmente, decidere consapevolmente di non rispettarle (ma non chiedetemi di accettare il “k” per il “ch”, per favore, ndr)
  • L’istruzione/utilizzo della lingua dovrebbe tenere “conto delle norme vigenti e dei mutamenti in atto” senza aderire supinamente alle prime o ai secondi
  • congiuntivo visto come “un utile filtro del pensiero ipotetico”

Un secondo articolo è più tecnico, anche quì, in sintesi:

  • nato genericamente per le subordinate è diventato il verbo che “serve a presentare l’azione espressa dal verbo come incerta, ipotizzabile, desiderata, dubbia o soggettiva. Può essere impiegato in proposizioni indipendenti o – prevalentemente – in subordinate”;
  • Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono una volizione (ordine, preghiera, permesso), un’aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un’opinione o una persuasione [tra cui: accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare (ma all’imperativo negativo può richiedere l’indicativo: “non dubitare che faremo i nostri conti”, C. Collodi, Le avventure di Pinocchio), esigere, fingere, illudersi, immaginare, lasciare, negare, ordinare, permettere, preferire, pregare, pretendere, raccomandare, rallegrarsi, ritenere, sospettare, sperare, supporre, temere, volere];
  • Richiedono l’indicativo, solitamente, i verbi che esprimono giudizio o percezione (accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere);
  • alcuni verbi possono avere l’indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato (ammettere, badare, capire, comprendere, considerare, pensare).

Insomma, dai, non mi sembrano male, ‘sti accademici e ho visto un sacco di altri articoli su problemi che non mi ero neanche mai posto. Mi sa che torno a visitarli.

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3 commenti

Archiviato in scrivere

3 risposte a “I congiuntivi II – e regola sia

  1. Ti dirò la verità. Ho dovuto sforzarmi per non scrivere niente sulla questione del congiuntivo.
    E meno male, tu lo hai fatto molto meglio.
    È qualcosa che mi ha sempre toccato.
    Come scrivi in “congiuntivi”, anch’io ho sempre temuto per il suo destino. Mi dispiacerebbe parecchio assistere al suo declino, già ora molte persone usano l’indicativo al suo posto anche per i verbi che lo esigono. Io non me ne separerò mai.
    P.S. D’accordissimo-issimo-issimo sul “k” sostitutivo del “ch” (e tutte le forme che hanno preso piede negli sms: “c6”, “nn” etc. Io, senza T9, scrivo tutto, quasi sempre anche le maiuscole, l’unica concessione che mi faccio è “cmq”).

  2. E farei i complimenti soprattutto agli accademici della Crusca che mi sembrano difendere la lingua con il giusto spirito, non armato, per impedire invasioni e perdite, ma propositivo, per consentire crescita e scelta. Bravi.

    P.S.: i miei sms hanno la punteggiatura, ci impiego una vita a scriverli.
    Ma capisco le esigenze di rapidità e sintesi del mezzo.
    Ma non ce la faccio proprio.

    P.P.S.: azzeccato l’avatar, mi piace.

  3. e io che insisto a scrivere un’altro con l’apostrofo?

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