Archivi categoria: fiction

La notizia di apertura dei telegiornali se veramente ci dicessero quello che è successo

Anche oggi è stata una giornata priva di eventi di rilievo per oltre 50 milioni di Italiani.

L’hanno trascorsa occupandosi delle consuete faccende domestiche, di studio o lavorative.

Hanno apprezzato la vicinanza di famiglia e/o amici e quasi tutti sono abbastanza felici, o non sono abbastanza insoddisfatti per decidere di cambiare radicalmente la loro esistenza.

Una giornata come tante altre, che nel giro di una settimana avranno già dimenticato.

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Tatuaggi di cui mi sono pentito

Perché, nella vita, le cose cambiano:

  • ragnatela sul pettorale sinistro, con piercing al capezzolo, da cui parte un filo cui è appeso un piccolo ragno in argento (legato ad un momento di crisi sentimentale. Superato);
  • lacrima, semplice ma di colore nero, sotto l’occhio destro (in realtà mi piace ancora. Forse troppo in vista);
  • ragnatela su lobo dell’orecchio destro, con orecchino, da cui parte un filo cui è appeso un piccolo ragno in argento (la ragnatela è ricorrente, in effetti, una specie di firma, polverosa);
  • simbolo “vero cuoio” sopra la scapola destra (non definitivo, potrei ripensarci)
  • immagine, grande, sulla schiena, raffigurante Goldrake che esce dal rifugio attraversando la cascata (si vede solo allo specchio, a costo di dolorose contorsioni. Alternativa: doppio specchio, stile barbiere per il controllo nuca. In entrambi i casi possibile solo saltuariamente);
  • indicazioni promemoria “chi è dove” sull’interno avambraccio. Nello specifico:
      Viminale->min int
      Quirinale->pres rep
      Palazzo Chigi->pres cons
      Montecitorio->camera
      Palazzo Madama->senato

    (utile, ma non mi è mai realmente piaciuto).

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La Scala del Pollaio

La vita è come la scala del pollaio, corta, stretta, e con la merda che gocciola da tutte le parti.

Non riesco ad addormentarmi e questa frase continua inspiegabilmente a ripresentarsi come un mantra meschino.

Non saprei perché, ma sono quì, che mi rigiro, ho provato a contare uomini che saltavano un ostacolo, tremilasettecentoquindici, il successivo è inciampato. Gli altri si sono rifiutati. “Non siamo mica pecore”.

Niente.

Starò covando qualcosa? E’ che non sono abituata ad andare a letto appena fa buio, sento che non è nei miei geni.

E poi, con chi mi hanno messo a dormire? una camerata comune, e non credo che nessuna delle mie compagne potrebbe passare un test di intelligenza. Quando ho parlato del Mensa le più sveglie hanno subito deviato la conversazione sul cibo. Le altre hanno continuato a mangiare.

Cibo.

Una parola grossa, è una sbobba infame, sembrano quei cereali ricchi di fibra che devono sistemarti l’intestino. Il mio va benissimo, e anche quello delle mie compagne di prigionia, a giudicare da quella dannata scaletta.

Eppure c’è qualcosa che non mi convince, perché siamo quì? qual è il nostro scopo?

Dolly (che razza di nome), la decana del gruppo, è quì da oltre un anno, dice che non vede il problema, mangiamo a volontà, e durante il giorno possiamo stare all’aperto quanto vogliamo. Ma io sento che ci dev’essere qualcosa in più. Continuo a chiedere.

Dicono che sono una sovversiva, che dovrei accontentarmi, che rischio di far arrabbiare quello che ci porta i cereali ogni giorno.

Non so, io sento che siamo state create per qualcosa di più grande che il semplice razzolare e deporre uova.

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Messaggio liberamente ispirato alla notizia odierna dell’inserimento di geni umani nel DNA di una gallina.

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Politicamente Corretto in Azione, e Altra Attualità Inventata

(NB: inserito nella categoria ‘fiction’. Ogni riferimento a fatti o persone etc. è casuale etc.)

C’è maretta all’interno della redazione del noto periodico “La Settimana Enigmistica”.

Sembra infatti che siano giunte pressioni dall’Alto perché venga variata l’espressione “parole crociate”, invero piuttosto diffusa all’interno della rivista, in quanto si teme possa richiamare eventi storici poco graditi alle popolazioni non cristiane.

La prima proposta, “parole mescolate in verticale ed in orizzontale”, si è scontrata con una dura opposizione da parte di elementi vicini all’area cattolica. Per questi ultimi costituirebbe un pericoloso richiamo a – e un pretesto per richiedere l’ufficialità di – forme di convivenza diverse dal matrimonio.

Anche “parole per tutti” è stata bocciata paventando una deriva demagogica.

C’è stato un momento in cui si era ventilata l’idea di porre la fiducia sul semplice “parole”, ma quì c’è stata quasi una sommossa da parte di alcuni che condannavano, in linea di principio, il ricorso a tale strumento e aggiungevano che era opportuno andare ad una votazione basata sui fatti.

Al momento la definizione che va per la maggiore è “xxxxxx yxxyyxyx”, che sarebbe anche in accordo con i contenuti editoriali della rivista.

Il tutto mentre arrivano forti sollecitazioni della concorrenza a proposito della frase ben in evidenza “La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione”.
Stanno richiedendo infatti a gran voce un riconteggio dei dati che hanno determinato l’asserito primato di vendite.

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Fiction, ovvero delle esercitazioni di narrativa, e incidentalmente d’aiuto nei lunghi viaggi

Prendete due persone che viaggino in auto, anche affiatate, e dopo un paio d’ore potrebbero avere dei momenti di flessione nella conversazione.

Un simpatico stratagemma per ravvivare il clima potrebbe essere quello di inventarsi storie su chi si incontra, il moltociclista* che ci sorpassa, la famigliola che scorgiamo sulla corsia opposta, l’anziano signore seduto fuori casa.

Sto riscuotendo un discreto successo grazie alla creazione di biografie piuttosto surreali.

Attività questa che non è mai stata incoraggiata quando ero bambino. Genitori e insegnanti di solito non gradiscono chi si inventi storie, che spesso, va detto a loro discolpa, servono a coprire qualche spiacevole realtà.

Chissà se poi i grandi romanzieri abbiano trascorso l’infanzia ad essere redarguiti per una fantasia troppo fervida.

Poi c’è la questione dell’ottavo comandamento. Io peraltro ho generalmente detto la verità (era il sesto che mi dava problemi), però mi ricordo quella volta in cui, non trovando il quaderno degli esercizi alla fine delle vacanze di Natale, ottenni la collaborazione dei miei, in particolare mio padre che si assunse la responsabilità scritta di un asserito incendio che aveva distrutto il quaderno medesimo.

Non utilizzai mai quella giustificazione: al rientro un mio compagno di classe, al quale avevo prestato il quaderno (ops), me lo restituì.

* errore di battitura, l’ho lasciato perché potrebbe benissimo essere riferito a qualcuno che vada molto in bici.

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Sistemi per farsi pubblicare un libro

Un sistema particolarmente efficace (1) per trovare un editore disposto a pubblicarci un libro potrebbe essere quello di farsi rapire da una tribù di aborigeni, e farsi portare in giro per il deserto per settimane senza essere sicuri del proprio destino (ma lo si è mai?). Una volta rilasciati si potrà raccontare la nostra storia a qualcuno che sarà ben disposto ad ascoltarla e, addirittura, a comprarla.

Un modo invece che non ci farebbe dipendere dall’iniziativa di altre persone potrebbe essere quello di tentare l’ascesa dell’Everest dopo essersi fatti operare per la riduzione della miopia. A quanto pare in altura, e in presenza di luce, il risultato dell’operazione che ci ha liberato dalla schiavitù delle lenti a livello del mare viene annullato, e si diventa momentaneamente ciechi.
Se si ha la fortuna di incocciare in una improvvisa perturbazione, evento peraltro non remoto sull’Everest, si potrebbe essere abbandonati al nostro destino (sempre lui) in quanto ritenuti morti e se poi, grazie ad una forza d’animo notevole (ma chi non si muoverebbe da un giaciglio ghiacciato all’idea di un tè caldo e un possibile contratto editoriale), si rientra al campo base è pressoché fatta. Con i nuovi software di riconoscimento vocale il fatto di aver perso il naso ed entrambe le mani per congelamento non influirà più di tanto sulla stesura del memoriale.

Sulla falsariga di quest’ultimo stratagemma si potrebbe uscire da soli per una escursione in una zona isolata dell’ovest degli Stati Uniti, senza rendere edotto nessuno del proprio itinerario, e farsi intrappolare l’avambraccio destro sotto un masso provvidenzialmente scivolato.
Dopo alcuni giorni, se si è avuta l’accortezza di portare un temperino, ci si potrà liberare dal, letterale, peso e tornare, quasi tutti interi, alla realtà.
Rispetto all’esempio precedente la perdita è di un solo arto, e quindi ovvi i vantaggi a livello di vita quotidiana.

Un esempio di individuo che ha scelto quest’ultimo metodo è Aron Ralston, ragazzotto cui va riconosciuto spirito di iniziativa, una forza d’animo notevole, e una altrettanto significativa volontà di testare i propri limiti.

Quello che disturba, a mio avviso, è una sorta di premeditazione che aleggia su tutta l’operazione.

Leggendo l’inizio del libro “Between a rock and a hard place” (traducibile in” Tra l’incudine e il martello”, ma si perde il gioco di parole insito nel titolo, che è anche il primo generatore di sospetti sulla genuinità dell’operazione) sembra quasi che se la sia cercata apposta.
Sembra quasi di vederlo sfregarsi le mani (beh, la mano) all’idea che il masso che lo sta imprigionando è quello che gli aprirà le porte della celebrità. E tutti i ragionamenti sul senso della vità che precedono l’evento nelle pagine del libro sanno di artificiale e forzatamente aulico.

Immagino sia un bravo ragazzo, e di sicuro non avrà premeditato una cosa del genere.

Il mio sfogo è dettato principalmente dalla delusione di un appassionato di storie di sopravvivenza.

Io il libro l’ho comprato, ne ho letto l’inizio, e ho continuato finché ho potuto, però quella sensazione di soddisfazione per l’opportunità presentatasi mi ha allontanato, e a differenza di altre storie simili (su tutte Joe Simpson e il suo “Touching the void”) non mi ha coinvolto ma solo disgustato.

Non ci si può esimere dall’ammirarne il coraggio, comunque. Il temperino taglia le carni, ma le ossa vanno spezzate.

between a rock and a hard place

nota a margine: lo sfogo è stato generato dalla lettura del libro che mi è apparso, a tutti gli effetti, una operazione commerciale irrispettosa nei confronti di tutti quelli che hanno subito infortuni invalidanti. Sentimenti simili mi aveva generato l’altro esempio citato, seppure in forma diversa.
Mi scuso per la forma che, effettivamente, è piuttosto rude.

P.S.: poi ho scritto un messaggio appena più serio, sull’argomento

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(1) ovviamente si declina ogni responsabilità per i danni che la ricerca di fama e gloria possa causare. Il tono del messaggio è ovviamente ironico ed esagerato (ma siccome ci sono più scrittori che lettori meglio ribadire)

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Un Romanziere Alle FS

Molte persone fanno un lavoro che non amano e si limitano a lamentarsi, il che è semplicemente triste, altre fanno un lavoro che non amano per pagare le bollette e fare nel tempo libero quello che veramente piace loro, vedi per esempio George Clooney, che fa i film di cassetta per poi poter produrre quelli che piacciono a lui.

Ok, forse non è l’esempio migliore.

L’esempio che voglio portare è quello del ragazzo, volenteroso, che opera all’oscuro di qualche scantinato degli uffici centrali delle FS, settore marketing e relazioni con la clientela.

Il suo vero sogno è probabilmente scrivere un libro, più precisamente un romanzo, senz’altro qualcosa che nessuno ha mai nemmeno osato immaginare.

Nel frattempo gas e luce vanno pagati e quindi è lì che trasforma in comunicazione le idee che vengono ai vertici FS, lassù, dove volano le locomotive.

Non è però uno di quelli che si imboscano, anche se non sta facendo il lavoro dei suoi sogni cerca di farlo al meglio, e la grande occasione gli viene porta quando nella sala dei bottoni decidono di rimpinguare le entrate, sofferenti, aumentando il prezzo degli Intercity.

E’ lui infatti che propone la struttura del posterino che poi verrà affisso nelle stazioni e nei treni. Non proprio un bestseller, ammettiamolo, ma in quanto a visibilità è secondo a pochi, diciamocelo.

Lo considera un po’ il suo capolavoro. Il titolo principale è “più comfort con il biglietto unico” e gli Intercity si trasformano in Intercity plus, per darvi un servizio ancora migliore. La prenotazione sarà obbligatoria (1€ fino a 300km, 2€ oltre) per consentirvi di avere sempre il posto a sedere e godere del viaggio nel modo migliore.

Laddove un saggista, o un semplice scrivano, avrebbe comunicato che la prenotazione, a pagamento, diventava obbligatoria, punto, (e tralasciamo il fatto che se uno voleva il posto e il comfort se li prenotava anche prima) lui è andato oltre tentando di farci partecipi di un sogno, di quel mondo fantastico tanto apprezzato, per esempio, dai lettori di fantascienza.

Per me è un ragazzo che farà strada, chissà se è lo stesso che ha rinominato vagoni e locomotive “materiale rotabile”.

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