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Non che sia un’ossessione, ma se uno era un genio è probabile che le cose che lo riguardano siano interessanti

Non che David Foster Wallace sia una fissazione per me. Passano facilmente due giorni senza che ci pensi.

Ma questo articolo sul New Yorker aggiunge mattoncini interessanti alla figura privata, aiutando a comprendere quella pubblica.

Il titolo del post gioca sul fatto che l’ultimo romanzo di Wallace, che pare verrà pubblicato fra qualche mese, parla della vita di un gruppo di impiegati dell’agenzia delle entrate Americana, di come affrontino la noia mortale del loro compito, e di come non siano gli eventi ad essere interessanti ma il modo in cui li viviamo.

Nell’articolo mi ha colpito il passaggio in cui, nel 1994, scriveva a proposito delle note a margine per cui è diventato famoso, che, tra le altre cose, consentivano di mimare il flusso di informazioni e la categorizzazione dei dati che si aspettava sarebbe diventata una parte ancora più importante della vita negli Stati Uniti in capo a 15 anni*.

Non a caso oggi, 2009, una grossa sfida professionale e umana, è gestire in modo organico la mole di dati con cui veniamo in contatto ogni giorno. Un grazie a David per quel po’ di allenamento che ci ha consentito di fare già sul supporto cartaceo.

E concludo con quello che era l’auspicio di DFW, evidentemente non realizzato: “Credo di desiderare una adulta sanità mentale, che mi sembra l’unica completa forma di eroismo disponibile oggi.”

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* vedi al proposito anche nota di Seth Godin sull’argomento spazio, mentale più che fisico.

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David Foster Wallace

Ne avevo parlato più volte con toni entusiastici e a volte confusi, perché era così avanti che a cercare di raggiungerlo ti veniva il fiatone e faticavi a ragionare.

Beh, si è suicidato, a 46 anni.

Questa è la trascrizione di un discorso fatto tre anni fa in cui cita anche il suicidio.

A leggerlo adesso vien da fare tutte le elucubrazioni del caso. In realtà il suicidio, in termini di riflessione, non può mancare nel curriculum di qualsiasi pensatore.

Da questo a metterlo in atto ne passa, e David Foster Wallace, adesso, è passato.

Riposi in pace, come si suol dire. Ci mancherà.

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sto diventando un estremista moderato

get a first life
Ne avevo già parlato in un messaggio precedente, del quale non ricordavo nulla (un grazie all’inventore dell’opzione ricerca).

Si parlava dunque di first life, e di quanto possa essere interessante di per sé.

Più la frequento e più divento moderato. Perché ogni volta mi rendo conto di quanto diversi possano essere reazioni e sentire in merito ad un argomento che io ritengo pacificamente acclarato.

Per me, per esempio, sarebbe pacifico che il principino Harry, sottotenente, non possa minacciare i vertici delle forze armate Inglesi al grido di “o mi fate andare in Iraq o lascio l’esercito”.

Chiunque, almeno questo pensavo, si renderebbe conto che rende un favore ai nemici che intende combattere indebolendo i suddetti vertici e, visti i rischi di rapimento, sottraendo preziose risorse militari che dovranno essere spese per difenderlo. Per non parlare di cosa succederebbe se, effettivamente, venisse rapito.

Questo pensavo, ma evidentemente c’è chi la pensa diversamente.

Pensavo anche che, se spendi mesi gridando a delle persone che stanno sovvertendo l’ordine naturale delle cose e che dovranno passare sul tuo corpo religioso e politico per farlo, può essere che qualcuno si irriti e pensi che, forse, sarà proprio costretto a fare quello che chiedi. Poi pensavo che non ci si sarebbe dovuti soprendere di questo ed invece, bam, ancora una volta smentito.

Leggo di code lunghe e frazionamento del mercato, apro blog specifici per argomento e, bam, la Gazzetta dello Sport, oggi, mi dice che Britney Spears è tornata ad esibirsi, con parrucca ed in playback, mi parla del dibattito tra i candidati politici francesi, dei Rumeni che ci sono in Italia e mi informa che Gisele Bundchen a fine anno smetterà di lavorare per Victoria’s Secret.

E capisco che al mondo c’è spazio per numerose opinioni.

Molte diverse dalle mie. Non è meraviglioso?

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Aumentare gli accessi al blog

Ce lo spiega Sw4n, anche se non è fiero di quello che ha fatto. Per gli approfondimenti rimanderei al link di un suo clone, citato nel messaggio, che ne seguiva le mosse spiegando gli strumenti utilizzati con dovizia di particolari.

Letto questo mi fa tenerezza il mio tentativo di non drenare traffico inutilmente mettendo gli asterischi su Par*s H*lton.

Beata ingenuità.

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Messaggio dettato, non senza qualche perplessità, da varie riflessioni sulle doti apparentemente utili per l’avanzamento nella vita.

Se proprio avete energie da spendere cercate SEO (Search Engine Optimization). Per esempio Chris Pearson ne parla un po’, non ho idea se poi funzioni o meno

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Momenti Perfetti

Curly Washburn, alias Jack Palance, in Scappo dalla Città(1) parla di un momento perfetto che ha vissuto, la visione di una ragazza, che si è chiuso lì, nella compiutezza della scena.

Non sono Jack Palance, fortunatamente direi, adesso, ma anch’io ho avuto il privilegio di vivere un momento così(2).

Si era nel 1999, estate, caldo, molto caldo, asfalto morbido che quasi si attaccava alle scarpe, ascella pezzata, resto del corpo eccitato per il fatto di essere a New York, che è sempre una Signora Città, specialmente per noi ragazzi di campagna.

Decisi di fare colazione allo Starbucks(3), tra la 54ma e Broadway(4), e lì al tavolo, seduta da sola, c’era questa ragazza, attorno ai trenta, sull’uno e settanta, longilinea, proporzionata, i capelli scuri, dritti, raccolti in una coda di cavallo trattenuta da un semplice elastico, i lineamenti regolari, aria seria ed indipendente, t-shirt bianca, pantaloni verdi con le tasche laterali, le gambe accavallate, nike sopra dei calzini bassi che lasciavano scoperte le caviglie sottili. Stava assaporando un croissant, il caffé sul tavolo, a lato, il Wall Street Journal di fronte.

Non mi sono avvicinato, non le ho parlato, nulla. E’ rimasto quello che è stato, un momento perfetto(5), non sarebbe potuto essere meglio di così(6).

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(1)indipendentemente dalla scena in questione il film andrebbe visto per i dialoghi affilati, e le riflessioni di individui ormai introdotti nella vita tanto da cominciarne a vedere l’esito finale non poi così in lontananza.

(2) la genesi del messaggio merita un piccolo cenno: Shymay ha commentato, nel post su una vita da lettore di Nick Hornby, che quest’ultimo le ha fatto scoprire Anne Tyler.
Anne Tyler ha vinto il Pulitzer nel 1989. Il Pulitzer è organizzato dalla Columbia University che si trova a New York, dove è occorso il momento citato.
La mascella si accascia quando si pensi alle connessioni che possiamo creare.

(3)Lo so. Starbucks. Le Multinazionali Brutte e Cattive. Ero giovane e non conoscevo tutte le implicazioni sociopolitiche di prendere un Cinnamon roll ed un succo d’arancia nel regno del male. Resta uno dei posti più accoglienti dove entrare per passare alcuni minuti o delle mezze ore.

(4)L’indirizzo potrebbe non essere completamente corretto ma suona benissino (cfr. anche Guccini sull’argomento)

(5)[zen] è stato assolutamente casuale, il che gli ha permesso di raggiungere la perfezione. Lo dico perchè molte persone visitano luoghi alla ricerca del momento perfetto e quella leggera tensione della ricerca non consente loro, a mio avviso, di assaporare appieno il congiungimento di tutti gli elementi, se e quando accada [/zen]

(6) incredibile quello che si riesce ad inventare per razionalizzare scelte (o non scelte) infelici. Siamo veramente esseri pieni di risorse che possono plasmare la realtà a loro piacimento. Ovvero la ricetta della felicità è una fervida immaginazione.
Questa me la devo scrivere.

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Wolverine

Sono andato per oltre trent’anni dallo stesso barbiere.

Per pigrizia.

Venne chiarito all’inizio come volevo il taglio e ne è seguita una sequela di “solito” che poi abbiamo con gli anni via via limato ad un semplice cenno del capo.

Qualche volta abbiamo anche parlato. Il nostro, che chiameremo Wolverine per tutelarne l’anonimato, non era decisamente un uomo che avesse fatto della professione una ragione di vita.

Chiunque si sia presentato in prossimità della chiusura serale ne avrebbe avuto chiara dimostrazione dalla sua reazione stizzita (e quì chi abbia visto X-men ha anche un’immagine cui aggrapparsi). Come regola di vita tendo a non contraddire persone che usano per professione forbici e rasoi, per cui ho sempre avuto cura di presentarmi il più vicino possibile all’orario di apertura.

Wolverine vedeva il lavoro solo come mezzo di sostentamento per dedicarsi a progetti che gli interessavano. Un po’ come George Clooney i film di cassetta (questa ho l’impressione di averla già usata, ma Clooney fa sempre effetto, anche in replica). Solo che Wolverine, invece di finanziare progetti cinematografici indipendenti, studiava.

Già.

Non era oberato di clienti per cui aveva parecchio tempo libero che ha proficuamente utilizzato per costruirsi una cultura.

Mi ricordo in particolare il periodo in cui stava studiando il Tedesco, anzi, quando l’aveva già studiato e lo stava allenando facendo le parole crociate nella lingua germanica.

E’ capitato che si sia improvvisamente fermato, io lì con la testa semi rasata e qualche ciuffo ancora da domare, per farmi vedere un sette verticale che non riusciva a risolvere.

Poi consultava un poderoso dizionario Italiano-Tedesco visibilmente usurato e si lasciava andare a qualche commento sul fatto che “potrebbero anche aver sbagliato, ho trovato più di un errore su altri cruciverba. Tu cosa ne pensi?”

Notoriamente la mia conoscenza del Tedesco va poco oltre “non gettare oggetti dal finestrino” ma, per quanto detto sopra, tendevo a non contraddirlo esprimendo quel minimo di umana solidarietà dovuto.

La nostra relazione professionale è proseguita dunque quietamente, con qualche rada esplosione di colloquio, per tre decenni fino a che non ho deciso di troncarla. Pur avendo sempre sostenuto l’importanza della cultura sono anche uomo che premia il rispetto delle priorità, e mantenere in ordine il luogo di lavoro, specie se aperto al pubblico, ritengo sia una di queste.

Il passaggio al nuovo barbiere è stato abbastanza indolore, se si eccettua il fatto che ogni volta devo specificare quello che voglio e sperare che poi coincida con il risultato. Dalle conversazioni che ho intrattenuto sull’argomento nel corso degli anni pare che questa incertezza sia una costante nell’universo femminile.

Una piccola avventura mi è capitata questa estate quando, in personale emergenza tricotica, e non potendo rientrare in Italia allo scopo, sono entrato in un salone statunitense.

Mi ha accolto con un sorriso e una profusione di inchini una minuta signora di origine asiatica, sulla sessantina. Non parlava Inglese, né altre lingue di mia conoscenza, ma da fuori l’immagine che proiettavamo credo fosse di una amabile conversazione. Lei porgendomi richieste, che intuivo dall’andamento della frase e qualche gesto esplicativo, io con la fronte imperlata a fornire indicazioni che speravo fossero in qualche modo comprensibili. Il fatto che continuasse a sorridere e ad annuire con il capo non mi confortava, sembrava più un tic che non qualcosa in reale collegamento con lo scambio verbale.

Alla fine il risultato non fu poi male. Ho lasciato una mancia cospicua e sono corso immediatamente a casa per lavare i capelli e tentare di ridare loro la forma più o meno abituale.

Wolverine mi manca, a volte.

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Nani Da Giardino

Non sono un fan del fronte per la liberazione dei nani da giardino.

E tendo ad essere tollerante, specialmente delle scelte che le persone fanno nel privato.

Non entro quindi nel merito delle motivazioni e mi limito a descrivere, aggiungendo solo un paio di blande impressioni.

I miei vicini hanno tutti i nani, forse anche più di sette, alcuni rapaci con diversi gradi di apertura alare, un cane, lupoide, con gli occhi azzurri, una mucca pezzata alta circa un metro al garrese, un pinguino.

La mucca sembra piuttosto tranquilla, un po’ come tutti i bovini del resto.

Il pinguino, onestamente, pare abbastanza spaesato.

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