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David Foster Wallace

Ne avevo parlato più volte con toni entusiastici e a volte confusi, perché era così avanti che a cercare di raggiungerlo ti veniva il fiatone e faticavi a ragionare.

Beh, si è suicidato, a 46 anni.

Questa è la trascrizione di un discorso fatto tre anni fa in cui cita anche il suicidio.

A leggerlo adesso vien da fare tutte le elucubrazioni del caso. In realtà il suicidio, in termini di riflessione, non può mancare nel curriculum di qualsiasi pensatore.

Da questo a metterlo in atto ne passa, e David Foster Wallace, adesso, è passato.

Riposi in pace, come si suol dire. Ci mancherà.

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“Long Quiet Highway” di Natalie Goldberg

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Natalie Goldberg, citata più volte in queste pagine, è per me uno scrittore rifugio.

Anche nei periodi in cui non ho tanta voglia di leggere prendo su un suo libro e mi riappacifico con la pagina scritta.

Il tutto senza necessariamente condividerne le scelte di vita.

In questo caso siamo nel mondo dell’autobiografia, della sua formazione e del suo innamoramento per la scrittura, la meditazione e la commistione del tutto. Il suo approccio è per certi versi anomalo, e senz’altro particolare, con questa ossessione per la scrittura esplorativa di sé (si potrà dire implorativa?).

Ma anche con i benefici della pratica consapevolmente fine a sé stessa (un mondo di differenza dalla pratica fine a sé stessa di cui si parlava nel messaggio precedente. O no?).

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“Sailing Alone Around the Room” di Billy Collins

sailing

Se ne parlava proprio quì, pochi giorni fa, di Billy Collins, poeta contemporaneo, casuale scoperta grazie ad una approfondita ricerca.

Non a tutti piace, e quelli che ne parlano male contestano la scelta di temi semplici e il linguaggio comprensibile. La facilità. Orrore.

Riporto parte di un commento di lettore: “In short, with Mr. Collins what we have is a quirky humorist who happens to be reasonably competent with imagery and not entirely unfortunate when it comes to form. He’s a decent wordsmith and little more – and the fact that he’s praised for taking the mundane as his territory testifies to the essential safety of what he does.”

E mi verrebbe da chiedere cosa definisca la Poesia (e ovviamente questo si estende alla scrittura in genere) Grande da quella piccina. Per molti pare essere la difficoltà, o la profondità dei temi. Ma l’entità della discesa nell’animo la decide chi scrive o chi legge? O forse è un patto tra entrambi?

Non so, leggo questo suo racconto, per esempio, intitolato No Time:

In a rush this weekday morning,
I tap the horn as I speed past the cemetery
where my parents are buried
side by side under a smooth slab of granite.
Then, all day long, I think of him rising up
to give me that look of knowing disapproval
while my mother calmly tells him to lie back down.

E dico che sarà pure semplice, ma il messaggio lo consegna. Poi uno ci fa quello che vuole, come sempre.

Oppure questo, Introduction to Poetry, che parla più direttamente del problema:

I ask them to take a poem
and hold it up to the light
like a color slide

or press an ear against its hive.

I say drop a mouse into a poem
and watch him probe his way out,

or walk inside the poem’s room
and feel the walls for a light switch.

I want them to waterski
across the surface of a poem
waving at the author’s name on the shore.

But all they want to do
is tie the poem to a chair with rope
and torture a confession out of it.

They begin beating it with a hose
to find out what it really means.

Una cosa che senz’altro va riconosciuta a Billy Collins è che avvicina alla poesia persone che, scottate dalla scuola, se ne stanno ben alla larga. Poi magari, chissà, una volta avvicinati potrebbero passare ai poeti “veri”, chiunque essi siano.

Una cosa che ho notato, e che vale spesso, è che le sue poesie sono molto più belle quando le legge, perché ha ritmo e tempismo.

Provare per credere in questo audiobook: Billy Collins Live: A Performance at the Peter Norton Symphony Space
audiobook bc

dove legge sue poesie affiancandole a brevi commenti. Coinvolgente e divertente.

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Io non lo farei, JK

(premetto che di Harry Potter so solo quello che si legge sui giornali o vede in tv)

Allora, il 21 luglio dovrebbe uscire dalle prolifiche mani di JK Rowling l’ultimo Harry Potter. Sembra che qualcuno morirà, e non sarà un personaggio secondario.

Boh, sarà che io mi affeziono, e tendo ad essere grato, ma non farei mai morire uno di quelli che mi hanno fatto guadagnare decine di fantastiliardi di dollari, anche se il cambio con l’euro o la sterlina è basso.

E’, guardando alla sicurezza personale, se anche Stephen King le ha consigliato di non farlo…

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Sidney Sheldon

Pare se ne sia andato.

Sono sicuro di aver letto suoi libri ma il cielo mi fulmini se me ne ricordo uno.

Riporto l’articolo perché traccia la sua vita che mi è parsa interessante, a partire da quella prima vendita: una poesia per 10$, a dieci anni.

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“Quelli che…” di Beppe Viola

quelli che

Questo sarebbe l'”originale”, Viola ha collaborato con Jannacci alla stesura del testo della famosa canzone omonima, collaborando a creare un modo di dire. Non male come riconoscimento popolare.

Guarda te la coincidenza(1), per ricollegarci al post di ieri su lavori sexy e lavori che pagano le bollette, Beppe Viola, lo dico a beneficio dei più giovani, era un apprezzato giornalista sportivo che, nel tempo libero faceva l’Autore di umorismo serio.

Ho riscoperto per caso questo libro ieri, in una scorribanda nel periodico e disperato tentativo di fare spazio negli scaffali. Era un po’ nascosto, tra la biografia di Lincoln (mai letta, ma si può non averla?) ed un testo dal titolo ammonitorio, “Suffer in Silence”.

Beppe Viola è morto nel 1982 e, onestamente, ho scoperto solo grazie a questo libro, del 1992, le sue qualità. Era veramente anni avanti ai suoi colleghi e tutt’oggi lo si legge volentieri.

La mia edizione era per i tipi di Baldini e Castoldi. La prefazione di Gino & Michele.

“Quelli che non vedono cosa ci sia da ridere in momenti come questi.”

_____________

(1) le coincidenze, secondo la teoria(2) che va per la maggiore sul rifugio in questo momento, non esisterebbero.

Gli eventi possibili sono moltissimi, qualcuno è probabile che accada. La nostra mente, inoltre, tende a selezionare gli stimoli, o non sopravviverebbe.

Due più due ed è automatico che tendiamo a notare le cose che sono importanti per noi in un determinato momento, o che più facilmente si collegano ad altre simili cui avevamo prestato attenzione. A volte la loro semplice, apparente, bizzarria le fa risaltare nel bombardamento. Tutto qua.

Che destino.

(2)un grazie a John Allen Paulos ed al suo Innumeracy, cui sono arrivato per una serie di, ehm, coincidenze. Da solo ci sarei arrivato solo per caso, chissà quando.

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Un Libro è Cibo per l’Anima

Una escursionista è stata salvata in questi giorni dopo essere rimasta isolata per quasi cinque settimane nel New Mexico. Era organizzata ma non era riuscita ad attraversare un fiume in piena, le scorte alimentari si sono via via esaurite ed era ferma in attesa dei soccorsi.

Questi ultimi si sono materializzati in due fratelli che, camminando da quelli parti (in tanti anni di frequentazione non avevano mai incontrato nessuno), l’hanno trovata. Non potendo trasportarla le hanno lasciato dei generi di conforto: cibo, bevande ed un libro.

I salvatori hanno detto che gli occhi le si sono illuminati quando le hanno offerto il libro.

Era di Michael Connelly, ma credo sia un dettaglio.

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