Archivi del mese: marzo 2009

La Logica Dei Pubblicitari

“oltre 1000km con un pieno di benzina”

Roba di qualche anno fa, riguardava la Opel Corsa.
Perché questo dovesse essere uno slogan attraente in un paese dove è difficile passare mezz’ora senza incontrare un distributore è per me un mistero.

Del resto, e fortunatamente, un Boeing 747 ha un’autonomia ben superiore a 1000km con un pieno, ma non per questo traggo la conclusione che consumi poco, o che sia un mezzo di trasporto conveniente.

Questo è un esempio eclatante di come la comunicazione pubblicitaria a volte si ingarbugli in premesse e, auspicate, conclusioni che non sempre rispettano i canoni della logica.

In questi giorni sta facendo grosso scalpore una campagna Microsoft, che sfida a trovare la propria soluzione informatica e promette di pagarla se ci si riesce. Il più famoso al momento è quello di Lauren che vuole un portatile con schermo di 17 pollici sotto ai 1000$ di prezzo . Cerca che ti cerca, lo trova, Microsoft le dà i soldi per comprarlo e lei è felice.

?

Credo lo sarebbe chiunque, un computer gratis è sempre un computer gratis. Di nuovo mi sfugge la logica sottostante, e in questo caso anche la conclusione cui si dovrebbe arrivare.

Sono anche passati i tempi in cui “bastava la parola”, adesso l’attenzione dei destinatari è così frazionata da mille stimoli che catturarla non è semplice, e forse è logico cercare strade alternative.

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Non so se sentirmi gabbato o offeso

Volendo acquistare un iPod shuffle di seconda generazione si scopre che, dei 45€ richiesti, 0,53€ vanno per un fantomatico “compenso per copia”*.

Cliccando nell’apposito punto di domanda si scopre che:
Il compenso per copia è un onere che viene applicato ai supporti registrabili e alle apparecchiature di registrazione per compensare i titolari dei diritti – autori, musicisti e produttori – dei danni subiti a causa della copia privata di opere protette dalla legge sul diritto d’autore (es. canzoni, film, programmi TV). Il compenso per copia viene riscossa dalle organizzazioni che rappresentano i titolari dei diritti.

Quindi mi stanno dicendo che devo pagare perché, o sono un criminale che gli crea dei danni, o sono un idiota in quanto pago per i danni che altri causano.

Sarò suscettibile, ma in entrambi i casi non una bella cosa da dire ad un cliente.

Poi dice che uno prende una cattiva strada.

Il che ci porta anche al filmatino “non ruberesti un’auto, non ruberesti una borsetta etc.” che devo sorbirmi ogni volta che voglio vedere un DVD che ho regolarmente acquistato. Immagino (non lo so perché finora ho acquistato/noleggiato DVD ufficiali) con sempre maggiore dettaglio e desiderio che sui DVD pirata il filmatino, durante il quale ogni accesso al menù è impedito, non ci sia.

Qua l’invito a delinquere lo mandano direttamente i gestori del diritto da tutelare, penalizzando i clienti onesti che pagano.

Se fossi titolare di quei diritti d’autore non sarei proprio contento delle organizzazioni che rappresentano i miei interessi.

Aggiornamento del 19/03/2009: (stimolato alla ricerca da una riflessione di Luca Sofri) ho visto un video in cui Davide Rossi, presidente di Univideo che rappresenta i produttori cinematografici in Italia, e ho capito.
Nel video in questione viene affermato che, sintetizzo, quando in un paese arriva la banda larga nel giro di poco tempo il negozio di videonoleggio sparisce, ma non perché tutti si connettano, sono solo quattro che lo fanno. Questi poi scaricano i film fanno i DVD, li vendono a tutto il paese e quindi nessuno va più nel videonoleggio.
Mah, non so dove viva questo signore, da me c’è la banda larga, e guarda caso non noleggio più film, forse perché perdo più tempo in internet, o forse perché su Amazon posso comprare l’intera sesta stagione di Scrubs a poco più di 15 euro, in pigiama, senza neanche uscire di casa, legalmente, e senza quel filmatino irritante che mi dice che non ruberei una borsetta**. Quello lo so già.

Secondo aggiornamento del 19/03/2009: poi, sempre Davide Rossi, potrebbe andare a guardare cosa hanno fatto alla Apple dove hanno creato un mercato che non c’era (o era in mano ai pirati cattivi) e sono diventati il più grosso venditore di musica, legalmente.
Indovina cosa succederà con film e telefilm?

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* lo so che il compenso per la copia esiste da un bel po’, forse ancora ai tempi delle musicassette. Ma probabilmente finora mi hanno sempre tassato quand’ero di buon umore.
** in realtà il filmatino c’è anche in certi DVD Inglesi. In fondo i produttori sono gli stessi. Una mia licenza poetica che non cambia il messaggio.

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Non che sia un’ossessione, ma se uno era un genio è probabile che le cose che lo riguardano siano interessanti

Non che David Foster Wallace sia una fissazione per me. Passano facilmente due giorni senza che ci pensi.

Ma questo articolo sul New Yorker aggiunge mattoncini interessanti alla figura privata, aiutando a comprendere quella pubblica.

Il titolo del post gioca sul fatto che l’ultimo romanzo di Wallace, che pare verrà pubblicato fra qualche mese, parla della vita di un gruppo di impiegati dell’agenzia delle entrate Americana, di come affrontino la noia mortale del loro compito, e di come non siano gli eventi ad essere interessanti ma il modo in cui li viviamo.

Nell’articolo mi ha colpito il passaggio in cui, nel 1994, scriveva a proposito delle note a margine per cui è diventato famoso, che, tra le altre cose, consentivano di mimare il flusso di informazioni e la categorizzazione dei dati che si aspettava sarebbe diventata una parte ancora più importante della vita negli Stati Uniti in capo a 15 anni*.

Non a caso oggi, 2009, una grossa sfida professionale e umana, è gestire in modo organico la mole di dati con cui veniamo in contatto ogni giorno. Un grazie a David per quel po’ di allenamento che ci ha consentito di fare già sul supporto cartaceo.

E concludo con quello che era l’auspicio di DFW, evidentemente non realizzato: “Credo di desiderare una adulta sanità mentale, che mi sembra l’unica completa forma di eroismo disponibile oggi.”

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* vedi al proposito anche nota di Seth Godin sull’argomento spazio, mentale più che fisico.

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