Non ho tempo di affilare la sega, devo tagliare questi tronchi

Sull’ozio, padre dei vizi, ci si può anche stare senza prova del DNA.

Ma sul lavoro, che nobilita, un attimo è meglio fermarsi a riflettere. Perche se non è teso al risultato, e in qualche modo organizzato, beh, parliamone.

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9 commenti

Archiviato in filosofia minore

9 risposte a “Non ho tempo di affilare la sega, devo tagliare questi tronchi

  1. JA

    Vallo a dire tu ai costituzionalisti fanatici! Quelli per cui (e sono tanti) l’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” è qualcosa di sacro. Figli di Keyness.

  2. Lo scrittore Andrea G. Pinketts, in non so quale dei suoi romanzi, fa dire al suo protagonista – alter ego che il lavoro è necessario e merita rispetto, ma non ha mai capito cosa ci sia di nobile nello spaccarsi il culo per otto ore al giorno.

    (C’è da aggiungere che, a quanto mi risulta, Pinketts non ha mai avuto un vero lavoro in vita sua. Al massimo ha fatto il modello, o l’insegnante di kendo).

    Personalmente credo che qualsiasi cosa perda valore, nel momento in cui ti pagano per farla.

  3. JA: In effetti non ho mai capito chi consideri il lavoro senza collegarlo ai risultati che produce.

    Il post non voleva essere politico (ma cosa non lo è, in effetti) ma solo pratico, nel senso di avere sempre presente perché si sta facendo qualcosa e chiedersi se la si potrebbe fare meglio (= raggiungere il risultato con minor sforzo oppure risultati superiori a parità di sforzo).

    Però è senz’altro un punto di vista che apre a vaste riflessioni sul mondo in cui viviamo. Grazie.

    Dottor D. : non ho capito cosa intendevi dire con l’ultima frase. In effetti mi verrebbe da pensare sia vero il contrario, ma forse devo pensarci un po’ di più.

    E Pinketts ha scritto libri, la cui parte editoriale è lavoro estenuante. So che umanamente non ti è simpatico, però riconosciamoglielo.

    E sulla questione del “vero lavoro” mi trovo un po’ in difficoltà a dare una definizione.

  4. Al contrario, a me Pinketts è simpaticissimo. Lo apprezzo molto più come personaggio che come scrittore.

  5. ecco io all’inizio leggendo solo il titolo pensavo fosse una maialata e invece qui si dibatte di filosofia dello spirito, mi piacerebbe dir la mia ma non ne so nulla. dovrei rileggermi silvano agosti ora mi ci metto.

  6. Ero più votato alla filosofia della materia, ovvero di come tenere la scrivania sgombra dal superfluo.

    Ma è istruttivo vedere l’espansione politica e morale dell’argomento.

    Io dovrei rileggermi chiunque, a questo punto.

  7. È una discussione interessante.
    Di mio potrei dire poco se non che il superfluo di cui dovrei liberare la scrivania consta soprattutto di bicchieri e sigarette. Che brutta immagine.

    La tensione continua al risultato e al miglioramento (soprattutto avendo ben chiara e accettando la necessità, in alcuni casi, della lentezza del processo) è qualcosa che invidio moltissimo ad un mio amico, con cui lavoro.
    In questo senso è instancabile.

    Ma soprattutto sono le ultime parole che condivido. Il lavoro deve essere in qualche modo organizzato. Io necessito di paletti continui – e dunque necessito soprattutto dell’organizzazione di chi lavora con me, dato che la mia è notoriamente in una forma embrionale più o meno da sempre.

    I soldi. Di lavoro non pagato ne faccio abbastanza ma perché m’interessa la causa per cui lo faccio.
    Credo che Dottor D. si riferisse a questo.
    Ma direi che se sei pagato per farlo puoi solo farlo meglio, con maggiore senso di responsabilità se non altro.

    Comunque la scrivania è ancora piuttosto incasinata.

  8. A guardar bene, anche l’ozio, se “organizzato”, può essere fonte di idee e recupero di una umanità spesso dimenticata.

    Pure in presenza di una scrivania incasinata 🙂

  9. Sulla questione del valore e del pagare sono ancora confuso.

    Mi barcameno su un piano economico di domanda ed offerta, ma credo che quì si viaggiasse su un livello diverso.

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