“Quelli che…” di Beppe Viola

quelli che

Questo sarebbe l'”originale”, Viola ha collaborato con Jannacci alla stesura del testo della famosa canzone omonima, collaborando a creare un modo di dire. Non male come riconoscimento popolare.

Guarda te la coincidenza(1), per ricollegarci al post di ieri su lavori sexy e lavori che pagano le bollette, Beppe Viola, lo dico a beneficio dei più giovani, era un apprezzato giornalista sportivo che, nel tempo libero faceva l’Autore di umorismo serio.

Ho riscoperto per caso questo libro ieri, in una scorribanda nel periodico e disperato tentativo di fare spazio negli scaffali. Era un po’ nascosto, tra la biografia di Lincoln (mai letta, ma si può non averla?) ed un testo dal titolo ammonitorio, “Suffer in Silence”.

Beppe Viola è morto nel 1982 e, onestamente, ho scoperto solo grazie a questo libro, del 1992, le sue qualità. Era veramente anni avanti ai suoi colleghi e tutt’oggi lo si legge volentieri.

La mia edizione era per i tipi di Baldini e Castoldi. La prefazione di Gino & Michele.

“Quelli che non vedono cosa ci sia da ridere in momenti come questi.”

_____________

(1) le coincidenze, secondo la teoria(2) che va per la maggiore sul rifugio in questo momento, non esisterebbero.

Gli eventi possibili sono moltissimi, qualcuno è probabile che accada. La nostra mente, inoltre, tende a selezionare gli stimoli, o non sopravviverebbe.

Due più due ed è automatico che tendiamo a notare le cose che sono importanti per noi in un determinato momento, o che più facilmente si collegano ad altre simili cui avevamo prestato attenzione. A volte la loro semplice, apparente, bizzarria le fa risaltare nel bombardamento. Tutto qua.

Che destino.

(2)un grazie a John Allen Paulos ed al suo Innumeracy, cui sono arrivato per una serie di, ehm, coincidenze. Da solo ci sarei arrivato solo per caso, chissà quando.

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6 commenti

Archiviato in libri

6 risposte a ““Quelli che…” di Beppe Viola

  1. Siamo d’accordo, a suo tempo studiai anche un libro sul tema, intitolato “L’attenzione”, piuttosto interessante.
    Ma perché privarsi dell’idea che, a volte, le coincidenze esistano davvero, nel senso più fortuito della casualità? E che davvero, non sarebbe ipotizzabile lo zampino dei protagonisti in nessun modo e forse, neanche di nessun altro?

  2. Siamo lettori e scrittori, se ci togliamo la possibilità di formulare ipotesi è finita.

    Per me va bene,
    tendo a formulare teorie che mantengono un certo grado di elasticità.

  3. Giusto due sere fa, su rai due davano “Serendipity”, con John Cusack e Kate Backinsale. Una commedia sentimentale, in cui i protagonisti, che si incontrano per caso e si piacciono, decidono di lasciare al caso un eventuale secondo incontro.
    Se deve accadere, accadrà.

    Serendipity (in italiano tradotto nell’orribile “serendipità”) sta ad indicare “lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra”.
    Un bel concetto, che come ci spiegano su Wiki, nell’ambito scientifico ha un valore notevole.

    Ora però nel film accade che lui e lei, entrambi fidanzati (lui si sta per sposare), di fatto passino gli anni seguenti a scervellarsi su come sarebbe stato se…e dunque cercano in tutti i modi di ritrovarsi. Ce la fanno, naturalmente, aiutati da segni e indizi che seguono indefessamente e, non meno, dal caso.
    Ma quello che poi uno si chiede alla fine (e il film non ce lo può spiegare) è: dopo tutto questo mistero, tutte queste coincidenze ricercate, questa attesa gigantesca, l’incontro vero e proprio non tronca d’improvviso tutta questa magia? E, magari: non rischia di essere fallimentare?
    Secondo me la risposta è sì.
    Infatti il regista si premura di aggiungere una scena finale che li vede alle prese col loro anniversario, come dire agli spettatori: “Tranquilli, era amore vero, la cosa poi non è finita subito dopo”.
    E vabbè, allora ci crederemo.

  4. Kate l’ho odiata con forza, per aver messo entrambi in quella sgradevole situazione di rimpianto. Per anni.

    E John, quando alla fine si sono trovati, avrebbe semplicemente dovuto salutarla e poi appiattirle il naso con un pugno. Stronza.

    Con la fatica che si fa al giorno d’oggi a trovare un’anima gemella, vai a mettere a repentaglio tutto riponendo la questione nelle mani del caso, che già ti ha aiutato una volta? Senza citare il fatto che non è che vi siate incontrati a Poggibonsi, con tutto il rispetto, ma a New York, arrivando da fuori, poi.

    L’unico gesto d’amore degno di attenzione in quel film è quello della fidanzata che regala “L’Amore al Tempo del Colera” per il fatto di aver notato che lui lo controlla sempre nelle librerie. Il midollo della vita, da cui succhiare, sta lì.

  5. Vero, verissimo.
    Anche io ho trovato quel gesto l’unico degno di nota.
    E fossi stato in lui, me la sarei immediatamente sposata.
    (PS grazie per questa illuminante e partigiana lettura.)

  6. 🙂

    di niente.

    E’ stata una storia che mi ha irritato nel profondo.

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