Di Trasparenza ed Opacità del Narratore

Per quelle coincidenze che meriterebbero una trattazione a parte (e forse la meriteranno) questa settimana sono incappato in due diversi ragionamenti sulla medesima questione: come il narratore si pone tra il racconto ed il suo destinatario.

Io sono sempre stato un lettore incosciente, nel senso che mi immergo nella storia e non mi curo dello strato tecnico che si frappone tra me e lei (si può definire un approccio infantile? di certo è gente che sa divertirsi, i bambini).
Non sarei in grado di dire se alcuni dei libri che ho amato di più erano narrati in prima o terza persona.

Sembra però che per chi deve produrlo, un libro, o una storia, la cosa non sia secondaria.

Dei due eventi citati uno è un articolo su Internazionale (i lettori più attenti sanno di cosa parliamo), a firma Louise Doughty (della quale ignoravo l’esistenza sino ad oggi), in una rubrica proprio per scrittori, intitolata Un romanzo in un anno (che, vedo adesso nella ricerca del link, ha tonnellate di materiale).

L’altro è una intervista a Constance Hale (che invece conosco) autrice di Sin and Sintax, che sembra abbastanza apprezzato tra chi cerchi suggerimenti sull’utilizzo della lingua Inglese per comunicare.

In entrambi i casi viene analizzata la narrazione in prima persona, più semplice, ma in qualche caso limitante, e quella in terza persona che consente di avere più punti di vista e crea un minor filtro tra il lettore e la storia.

Secondo la Doughty ce n’è anche una terza, detta terza onnisciente che però sembra non stia simpatica in quanto ingessata e maliziosa (?).

Bontà sua la Doughty si ferma a tre nell’elencazione. Nessun accenno alla seconda singolare, e forse fa bene, perché Constance Hale dice che è particolare e può essere accattivante al momento, ma già a pagina quattro comincia a stufare.

L’intervista della Hale presenta numerosi altri spunti di riflessione. Per esempio sul numero di bozze attraverso cui passa la lavorazione. Constance, in particolare, nella prima e seconda struttura (vorrei quasi dire architetta, è un verbo che uso poco) la storia, dalla terza alla quinta in genere tende a piangersi addosso ed a dire che la sua scrittura non vale niente, con la sesta e la settima, più o meno, arriva al prodotto finale.

Fra l’altro ne fa una in cui specificatamente passa in rassegna tutti i verbi per verificare se siano adeguati. Lei nutre una certa diffidenza nei confronti dell’uso smodato di aggettivi e considera i verbi il vero cuore del racconto e ciò che distingue uno scrittore valido.

Beh, forse in futuro farò più attenzione alle persone che narrano, ed in particolare a quanto presenti nella storia siano.

Di certo la trasparenza assoluta non esiste, la mediazione è insita nell’animo umano, e ancor più nel fisico, che percepisce la realtà esterna attraverso dei traduttori sensoriali.

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2 commenti

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2 risposte a “Di Trasparenza ed Opacità del Narratore

  1. Ciao. Bello questo tuo post sulla trasparenza e l’opacità del narratore.
    Anche io sono della specie “immersione e trascinamento”:quando un libro mi avvince mi ci affondo proprio!
    Quest’estate mi era persino capitato di addormentarmi leggendo “Guerra e pace” e ritrovarmi in sogno nel salotto in compagnia del principe Vasilij e di Anna Michàjlovna…sarà stata l’efficacia della scrittura di Tolstoj o l’effetto di una sorta di insolazione?!..
    Se ti va, passa dal mio blog..http://lakemmy.wordpress.com

  2. grazie,

    e mi domando, non senza prima chiedere venia a Tolstoj per l’ardire, se sarei più disturbato dal fatto che qualcuno si addormenti su un mio libro o più lusingato dal fatto che ne sogni dopo.

    Probabilmente la seconda, in effetti.

    In bocca al lupo per il nuovo blog. Già la scelta di Pearson denota buon gusto 😉

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