(s)tralci di Toscana

Una di quelle occasioni in cui mi sono pentito di non essermi iscritto a scienze forestali (per inciso, mi pento frequentemente e a seconda dell’ignoranza del momento) perché non so dire se quei rametti che garrivano a quello che, evidentemente, era un vento freddo ed ostile, fossero di leccio. Le foglie lanceolate (una vita che desideravo usare questo termine in una frase di senso compiuto) deporrebbero a favore di questa tesi. Ma d’altra parte il lanceolato va forte tra le latifoglie, e quindi avrei dovuto studiare, avrei dovuto.

In ogni caso la finestrella da cui ammiravo quanto sopra, unitamente ad altre porzioni delle colline del Mugello, era chiusa, e il piumone sotto cui mi crogiolavo era pesante e caldo al punto giusto.

Ho letto, mai come in questo caso appropriato, e poltrito ben oltre le consuetudini. E non me ne sono pentito, di entrambi.

Sono sfuggito, ma non troppo, al film orientale, e infatti mi è toccata una puntata di Iron Chef (sfida televisiva di cuochi) in giapponese, senza sottotitoli. Ma ho visto solo l’inizio perché, si sa, a me il sofà concilia, il sonno in particolare.

Sul fronte del cibo si è giocata una guerra all’ultimo affettato, con incursioni di formaggi. E ho mangiato dei ravioli al sugo di funghi che sono stati quanto di più vicino ad una esperienza religiosa abbia avuto negli ultimi 8 mesi e mezzo.

Per il resto la consueta ammirazione per chiunque abbia disegnato i pendìi toscani, gente che merita la laurea onoriscausa in architettura del paesaggio. Con tutto il dovuto rispetto per innumerevoli altre parti d’Italia tratteggiate (dalla stessa penna?) con altrettanta maestria. Ma ero lì, cosa ci posso fare?

E, di nuovo, soffro, perché adesso vorrei lanciarmi in una dettagliata descrizione della vegetazione che ricopre sapientemente il Mugello.

Niente.

Non vado oltre gli olivi, poche viti, i castagni, qualche quercia e i cipressi che apparentemente sono l’albero nazionale della Toscana. Se giusto giusto mi spingo un po’ oltre potrei arrivare fino agli ontani, ma sarei già a grande distanza dai risicati confini della mia conoscenza.

In sintesi una vacanza come dovrebbero essere le vacanze (o la vita, in genere?) : ritmi naturali, ottima compagnia, cibo saporito, nutrimento intellettuale (in questo caso libri, ma non inizio neanche sulle altre possibilità) e orizzonti colorati e sinuosi.

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