Nota mentale: Ricordati dei Classici (e se uno non li ha mai saputi la prima volta?). Più propriamente: Delle Scelte in Condizione di Inferiorità Culturale

E così, in una vaga passeggiata del sabato mattina sono entrato in libreria.

Il sentimento che mi pervade in quel luogo è sempre la sopraffazione (che forse è una sensazione più che un sentimento, ma tant’è, se sei sopraffatto mica ti rendi conto dei dettagli) perché penso che una vita non basterebbe per leggere tutto quel bendiddìo.

Poi penso al tempo che servirebbe, e che in effetti è servito, a scriverli tutti, quei libri.

E lì vado veramemente fuori di testa, specie se il tutto è condito dalle richieste per conto terzi che si origliano solo in questi giorni. Ma lasciamo stare.

Oggi mi volevo dare un tono sofisticato e così, lieto e pensoso, il limitare della zona riservata ai classici ho salito. Trattasi di area, che, detto per inciso, è piuttosto bejolina (come si scrive quel colore indefinito?) o comunque tristemente monocolore e poco invitante, a differenza dei best seller del momento. La frequento poco, e me ne dolgo, perche sarebbe una base importante.

Infatti mi sono scoperto dopo poco, e poco dignitosamente, ad esaminare “Le Troiane” di Seneca (puoi avere un uomo senza cultura, ma mai una cultura staccata dall’uomo), e poi ho visto che i sequel andavano di moda ben prima di Terminator, pur trattando degli stessi temi sociali: c’era infatti in bella vista un cofanetto di Tucidide che raccoglieva “La Guerra Del Peloponneso I” e i due seguiti di quello che immagino essere stato un successo dell’epoca.
Gli scrittori non dovevano essere molti a quel tempo perché ho visto che li chiamavano tutti per nome.

Ho fatto quindi un salto avanti di colore e nel tempo, spostandomi di qualche anno e chilometro, e trovando un sacco di libri blu, all’occhio di certo un po’ più invitanti, e là ho trovato uno dei due acquisti del giorno: “Orgoglio e Pregiudizio” (originale “Pride and Prejudice”, lo so che lo sapete, mi serve per dopo, per equilibrare) di Jane Austen.

Dalla Biografia di quest’ultima della quarta di copertina leggo: “(…) non si sposò mai e passò la sua vita quasi interamente in casa, a scrivere, con l’eccezione di qualche breve viaggio a Londra(…)”.

E glisso, perché non è che voglia infierire sulla visione romantica e boemiana (sono in giornata di licenze poetiche) della vita di scrittore.

In una giornata in cui ti senti parte dell’élite culturale che cosa può accompagnare, alla stregua di un buon vino una pietanza elaborata, una scelta come quella appena accennata?

Lo so, risposta scontata.

“Orgasmo e Pregiudizio” (brillantemente tradotto, a mio avviso, dall’originale “Pride and Promiscuity”) sottotitolo “Il sesso perduto di Jane Austen” di Arielle Eckstut.

Dalla Biografia di quest’ultima della terza di copertina leggo: “Arielle Eckstut è innamorata di Jane Austen dalla tenerà età di cinque anni. Da allora ha scritto più di 150 saggi critici sulla grande autrice (sebbene neanche uno, finora, sia stato pubblicato) (…)”.

Ragione e sentimento hanno colliso brevemente, poi mi sono approssimato all’uscita, era la scelta giusta.
La costanza va premiata, il contenuto del libro ha inciso solo marginalmente.

Alla cassa la classica domanda di questi giorni.

“Faccio un pacchetto?”

“No, è per uso personale”.

Se mi beccano invocherò la modica quantità, non ho altre spiegazioni plausibili.

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2 commenti

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2 risposte a “Nota mentale: Ricordati dei Classici (e se uno non li ha mai saputi la prima volta?). Più propriamente: Delle Scelte in Condizione di Inferiorità Culturale

  1. I sequel sono sempre esistiti, solo che una volta li chiamavano in un altro modo. Ad esempio: se L’Impero Colpisce Ancora fosse uscito ai tempi di Leopardi, si sarebbe intitolato I Paralipomeni della Stellomachia.

    Meno male che siamo nati in quest’epoca.

  2. Non so, non è che poi mi spiaccia quel titolo, sarà il fascino del classico.

    In realtà , ripensandoci, vi colgo un rorschachiano richiamo a forme di vita paffute e dotate di corti ed affabili tentacoli, ma non proprio veri.

    Il che non dovrebbe poi risultare così affascinante.

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