ventiquattro ore, millequattrocentoquaranta minuti, ottantaseimilaquattrocento secondi

Ci pensavo questa mattina, mentre lavavo le stoviglie residuate dal “Party di Natale in Casa rexer” di ieri sera. Un evento che, per inciso, è ormai diventato un classico, con scambi di opinioni e anticipazioni che iniziano già dalla primavera inoltrata.

Pensavo, dicevo, al fatto che in tutta quella enormità di tempo riportata nel titolo, un giorno intero, vuoi che non succeda un evento degno di essere raccontato? Vuoi dirmi che potrebbe passare una giornata senza che accada niente che meriti di essere ricordato?

E non perché ciò debba andare in un blog. Non perché debba essere registrato in un diario.

Ma giusto perché è la nostra vita, e se non accade nulla che possa essere ricordato o, più spesso, non viene ricordato nulla di quello che è successo, direi che ci resta ben poco della nostra “umanità”.

(Estendendo il concetto anche lo studio della storia degli altri ci aiuta a crescere. Rimaniamo piccoli, ma almeno lo siamo in cima ad una montagna. Il tutto anche considerando eventuali comitati revisionisti che poi la cambino, la storia).

Oggi mi ha colpito come lo zucchero che resta sul fondo delle tazzine si sciolga quasi immediatamente nell’acqua calda, non senza un attimo di resistenza però.

I residui della cottura del tacchino che rimangono sulla teglia sono untuosi, e non sempre semplici a togliersi, ma hanno un simpatico modo di farti scivolare lentamente.

E se si indossano i guanti lavando i piatti si perdono tutte queste meravigliose percezioni tattili.

No, non mi si screpolano le mani.

Non molto. Non so perché.

In ogni caso mi sento di sostenere una politica che contempli un prerisciacquo quando i residui di cibo sono ancora freschi.

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2 commenti

Archiviato in filosofia minore

2 risposte a “ventiquattro ore, millequattrocentoquaranta minuti, ottantaseimilaquattrocento secondi

  1. Noto diverse somiglianze nei nostri atteggiamenti.
    Mai usati i guanti per lavare i piatti.
    Devo riuscire a sentire dove l’unto e lo sporco ancora si annidano.
    Prerisciacquo: fondamentale. Più che altro se si tratta di una teglia per quanto mi riguarda, è proprio un riempimento: acqua calda e poco detersivo, lasciare in ammollo.
    Poi, qual è la tua tecnica per lavare? Io dopo tutta questa paura che mi mettono con la scarsità dell’acqua devo per forza riempire il lavabo, buttarci tutti i piatti, poi chiudere il rubinetto, insaponare e riaprire il rubinetto per sciacquarli tutti insieme.
    Ultimamente mi redarguiscono perché mi scordo sempre di riciclare l’acqua della brocca che viene usata in tavola: LE PIANTE! L’ORTO!
    Comunque, qui siamo piuttosto avanti. Nel 2007 ci daremo al compost.
    A questo proposito sarebbe interessante un post su come raccogliamo la spazzatura.

  2. So già che con questa risposta mi giocherò gran parte del pubblico ambientalista.

    Tendo infatti ad utilizzare molta acqua. Ogni singolo pezzo è sommariamente prelavato, delicatamente insaponato e accuratamente risciacquato.

    E’ anche vero però che risparmio in benzina, ed emissioni nocive, non andando a lezioni di meditazione che avrebbero un effetto analogo. E non è un modo di lavarmi (ops, forse era meglio usare altro termine) la coscienza, è che sono fatto così. Generalmente attento alle istanze ambientali, particolarmente distratto in qualche caso.

    L’immondizia è un affascinamente mondo di odori e misteri.

    Al mio paese se non hai una laurea in ingegneria dei materiali, o equipollente, sei tagliato fuori dalla possibilità di comprendere come funzioni la raccolta.

    Per aiutare i “diversamente abili” (il sottoscritto) in questo campo veniamo forniti di un calendario dove sono indicati i giorni di raccolta, ci sono simpatiche figurine esplicative e pazienti descrizioni in un font che richiama le dimensioni di quelli dei primi libri di lettura delle elementari.

    Restano delle perplessità.

    Riporto testualmente cosa NON può essere inserito nei bidoni della plastica, tra parentesi i miei commenti: “piatti, bicchieri e posate in plastica (?), sedie e tavolini (vista l’apertura dedicata immagino che sia riferito alla mobilia dei folletti), giocattoli e oggetti vari in plastica (?!), cd, musicassette e videocassette”

    Ho apprezzato però, nella descrizione di cosa mettere nel contenitore della carta, la seguente frase “NON BUTTARE I LIBRI: REGALALI!”

    Il tutto in attesa che qualcuno imponga le istruzioni direttamente sulle confezioni dei prodotti.

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