Film e scrittura

Senz’altro film e scrittura sono collegati, per il semplice motivo che il film, prima di essere girato, viene scritto. A volte addirittura ci sono film tratti da un libro.

Il risultato poi è differente perché differenti sono le strutture comunicative dei due mezzi (pomposa, la prosa odierna.)

Ma io vorrei parlare del processo quasi inverso, cioè i film che parlano della scrittura, o di scrittori.

Non è argomento semplice da trattare in sala, la scrittura si sa, è un paio di tacche al di sotto degli inseguimenti in auto quando si parla di resa sul grande schermo.

Questo può aver contribuito al fatto che ci siano più film su James Bond che su James Joyce.
Ma, mai dire mai, ciò non ha impedito a Sean Connery di interpretare brillantemente (Punch the keys, for God’s sake!) uno scrittore nel film “Scoprendo Forrester” con esiti a mio avviso stimolanti.

E’ infatti uno dei due film che guardo quando voglio un po’ ispirarmi alla scrittura.

Film come ispirazione ad attività specifiche, lo faccio spesso, un po’ come guardare Rambo per ispirarsi a non litigare con i vigili urbani di piccoli paesi di provincia, e a non fidarsi delle notizie dei tg.

Tornando a noi, il secondo lungometraggio è, decisamente, “Wonder Boys”, dove la vita dello scrittore viene interpretata da vari personaggi a vari livelli di successo, talento, età. Questo è più completo e dà veramente il senso di quello che vuol dire, credo, essere scrittori.

Poi mi viene in mente “All’inseguimento della pietra verde” dove l’autrice di bestseller di largo consumo Joan Wilder viene, tra le altre cose, salvata da un suo fan nell’entroterra Colombiano. Quì è chiaro come il fatto di vendere milioni di copie potrebbe aiutare ad ottenere un tavolo migliore al ristorante.

A voler guardare anche in Van Wilder (Mi rifiuto di riportare la fuorviante traduzione italiana. Vergogna), una riscrittura in chiave college movie de “La vita è meravigliosa”*, si fanno delle acute osservazioni sul giornalismo, ma più in tema di scelta degli argomenti. Ok, anche in “Gossip”, con un taglio diverso, più di creazione delle notizie.

Poi ce n’era un altro che dovrei rivedere è che si intitola “Alex & Emma”, dove uno scrittore deve terminare un romanzo entro 30 giorni per evitare che degli strozzini lo eliminino (a proposito, questo è senz’altro un sistema da tenere in considerazione per chi soffra di procrastinazione).

Da questa sera anche “Capote” che però è meno ispiratore e mostra una faccia meno piacevole, ma non per questo meno coinvolgente, della vita di uno scrittore.
In particolare di come l’ossessione per una storia possa portare all’autodistruzione.

Era capitato anche a me per un post, ma l’ho cancellato.

Tristemente non me ne vengono in mente altri in questo momento.

* per questa o mi incarcerano o mi danno il Pulitzer

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