Grisù, lo guardavo e non capivo, ovvero storia di un bambino con le idee chiare ma impraticabili

Quando ero piccolo non ho mai avuto il problema di decidere cosa fare da grande. Avevo un problema ben più pressante: io non volevo diventare grande.

E fui piuttosto precoce in questa consapevolezza, nacqui infatti con quindici giorni di ritardo sul previsto, e solo perché mi tirarono fuori a forza.

Esaurito il doveroso pianto mi rimboccai comunque le maniche, e attraversai velocemente infanzia e adolescenza con quel peso del tempo che trascorreva inesorabile, e nessun astronauta o vigile del fuoco che mi ispirasse emulazione.

Poi un giorno, quando ero ormai ben addentro ai miei vent’anni, vidi al lavoro, non è importante in questa sede che lavoro, un signore, bravo ma, più interessante, che faceva una professione che avrei voluto fare anch’io.

Finalmente avevo anch’io una risposta a quella domanda che popolava anche alcuni dei miei incubi di bambino, accanto a quell’oscuro personaggio che mi inseguiva senza che potessi vederlo, non riuscivo infatti ad aprire gli occhi, e neanche a stare in piedi tanto da essere costretto a fuggire sulle ginocchia, ma questa è un’altra storia.

Avvicinai quel signore alcuni giorni dopo, sulle scale di un edificio ora abbattuto, ma questa è ancora un’altra storia, e gli dissi che volevo fare il suo lavoro, e che secondo me ero bravo in materia.

Lui mi ascoltò pazientemente, era bravo, e mi disse di continuare quello che stavo facendo, che ero circondato da persone meravigliose che mi avrebbero fatto crescere e garantito quell’esperienza necessaria a fare tale lavoro.

E, un’altra cosa, mi disse: “non dire mai che sei bravo, lascia che siano gli altri a farlo”.

Mi è tornato in mente ieri, quel signore, a oltre quindici anni di distanza, perché stavo per dire che ero bravo, ma mi sono fermato in punta di piedi sull’orlo, e perché grazie anche ai suoi suggerimenti faccio proprio quel lavoro che ho sempre sognato, almeno da quel giorno.

Ma con questo, sia chiaro, non intendo in alcun modo rinnegare i miei trascorsi nel sacco amniotico.

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Archiviato in autoreferenzialità?, filosofia minore

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