Potrei scrivere un libro su…

Quanti di noi non hanno mai pronunciato questa frase?

Quanti hanno mai pensato seriamente all’impegno che serve per scrivere un libro?

Prima di tutto, la scelta dei genitori, possibilmente trascuranti o iperprotettivi, o uno e uno. Poi un’infanzia e una adolescenza disastrate, per raccogliere esperienze da mettere in fila.

Scherzo, ma non tanto (e sarei già fuori). Serve invece di sicuro tanto c(bip)*.

Prima fisicamente: un libro di medie dimensioni richiede ore, giorni , settimane, mesi, sulla sedia, a traspirare.

Poi socialmente: un editore richiede personaggi già famosi, o che conosce in qualche modo, o che scrivono veramente bene. E anche quì è un bell’impegno.

Io vorrei soffermarmi però più sulla prima parte perché credo meriti un po’ di attenzione.

Anche ammettendo di averne il talento quello che mi metterebbe in difficoltà nello scrivere un libro sarebbe la quantità di lavoro e dedizione che richiede. Io mi inchino a chi produce 3/400 pagine piacevoli a leggersi di qualche argomento più o meno interessante.

Già la prima stesura richiede una applicazione non indifferente, e poi viene il resto: correzioni, aggiustamenti, modifiche. Poi si prepara la proposta, che tra introduzioni, spiegazioni, riassunti ed estratti viene almeno di 50 pagine e poi si deve scrivere la parte vermamente importante: una lettera di una facciata in cui si spiega al potenziale agente/editore perché dovrebbe scegliere noi invece degli altri.

In quella facciata, e metà va via tra mittente, indirizzo, oggetto e saluti, si deve concentrare il lavoro di almeno un anno, o una vita, quante parole sono?

Ché in realtà voglio tornare indietro (perché la lettera sarebbe la parte che mi spaventa di meno) alla produzione massiccia di vocaboli collegati, giorno dopo giorno, dopo settimana, dopo mese. puff.

Tutto questo mi è venuto in mente perché una mia amica continua a dire che vorrebbe fare la scrittrice, immaginando, credo, una quieta e romantica esistenza fatta di qualche paginetta buttata giù e, soprattutto, l’assenza dall’ufficio-cinque-giorni-su-sette.

Boh, non sono sicuro sia così poetico, specie se non ti hanno mai pubblicato, o anche se ti hanno pubblicato e devi scriverne un altro, di libro.

Comunque bravo a chiunque si metta lì e produca un mano(dattilo)scritto per raccontare una storia.

* non è pruderia, è che poi i motori di ricerca mi manderebbero qua gente che resterebbe delusa

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in scrivere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...