Separazioni

Il nastro trasportatore è immobile, la stanchezza ti consente solo di attendere, in silenzio.
Un suono invadente (ma che presumi amico) preannuncia il movimento ed il successivo balenare di colori e materiali diversi: verdi, rosse, grigie, rigide, in tela, incellofanate.
A turno tutti recuperano le proprie e si allontanano.
Il gruppo si assottiglia e comincia a guardarsi con aria interrogativa, dopo un po’ il capo inizia a scuotersi sfiduciato mentre ci si scambiano sguardi solidali, per quella solidarietà spontanea che sorge tra chi subisce gli stessi colpi dalla sorte.
Alla fine si rimane in quattro, io, una signora dallo sguardo triste, una piccola valigia verde smorto in tela, e una grande samsonite blu.
Gli unici quattro che non hanno nulla in comune, se non il destino avverso in quel momento.

Il passo successivo è, ovviamente, il vicino Ufficio Bagagli Smarriti.
“sono arrivati tutti i bagagli che dovevano arrivare?”
(cenno di assenso dell’impiegata)
“sapevo di avere poco tempo nella coincidenza ma salendo sull’aereo mi era parso di vedere i miei bagagli a terra”
(picchiettare di computer) “infatti, ha visto bene, sono segnalati ancora a Parigi, arriveranno con il volo delle 12:40”
“cos’è, hanno deciso autonomamente di fare un giro per gli sciampselisé?”
“No, no, capita, a volte li lasciano a terra per problemi di carico”
“Ah”

27 Agosto 2001

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