Writing Down The Bones di Natalie Goldberg

writin down the bones

Credo che in Italiano sia stato tradotto con il titolo “Scrivere zen – manuale di scrittura creativa”.

Abitualmente non leggo libri che parlino di come scrivere, trovo che poi mi perdo in tecnicismi, ma questo non è tanto un libro di tecnica quanto di predisposizione mentale.

Natalie infatti, in una serie di brevi capitoli, suggerisce come predisporsi mentalmente alla scrittura e come viverla.

Parla della pratica costante, dell’osservazione del mondo e dell’importanza di leggerli, i libri.

E’ uno di quesi testi dove puoi sostituire il tema “scrittura” con molte altre attività e funziona lo stesso.

Lettura quindi consigliata per chi si occupi di scrittura o, semplicemente, viva.

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8 commenti

Archiviato in scrivere

8 risposte a “Writing Down The Bones di Natalie Goldberg

  1. Interessante! Posterai i suggerimenti che leggerai e che riterrai più utili?

    Grazie
    Gianluca

  2. Il cuore sta nella pratica, fatta stabilendo un tempo, anche breve, e rispettandolo.

    Si parte anche da poco, per esempio 5/10 minuti, in cui si deve scrivere senza mai staccare la penna del foglio (non è facile quanto può sembrare) e seguendo queste regole base:
    1) mantieni la mano in movimento (niente pause per rileggere o “pensare”)
    2) non cancellare (nessuna modifica, anche se scrivi qualcosa che non volevi scrivere lascialo)
    3) non preoccuparti di punteggiatura, grammatica, parole scritte in modo non corretto
    4) perdi il controllo
    5) non pensare, non diventare logico
    6) vai alla giugulare (Se qualcosa nello scritto fa paura o è “nudo”, immergitici. Probabilmente ha un sacco di energia)

    Per il resto non è tanto un libro di tecnica quanto un libro che invita a guardarsi intorno e dentro, e a leggere libri.
    Natalie ha studiato zen per molti anni e non perde occasione di ribadirlo.

  3. E’ indispensabile usare la penna? Ci sono contro-indicazioni se uso la tastiera del PC?

  4. scrivere senza staccare le dita dalla tastiera sembra un po’ duretta… Per il resto anche lo zen ha i suoi limiti, mi sa.

  5. personalmente preferisco la tastiera (con una concessione allo staccare le dita 🙂 )

    Natalie Goldberg invece ha una sua teoria per cui la scrittura manuale (invece che digitale?) sarebbe migliore per argomenti di tipo introspettivo proprio per un discorso di connessione fisica.

    Vedo se riesco a trovare il passaggio preciso con una spiegazione un po’ più completa.

  6. eccolo qua(1): “Scrivere è una cosa fisica ed è influenzato dagli strumenti che si usano. Dattilografando, le tue dita colpiscono i tasti e il risultato sono lettere nere a stampatello: ne possono uscire aspetti differenti di te.
    Ho notato che quando scrivo qualcosa di emotivo devo scrivere dapprima direttamente a mano sulla carta. La scrittura a mano è più connessa al movimento del cuore. Di contro, quando racconto storie, vado direttamente alla macchina da scrivere(2)”.

    (1)La traduzione è mia, non voglio commenti, l’ho già detto che non sono capace, sgrunt.
    (2) è un libro del 1986, i computer non erano ancora molto diffusi.

  7. interessante 🙂 lo metterò nella wishlist

    se devo scrivere una cosa urgentemente (di getto) lo devo necessariamente fare a mano, che se scrivo a computer rimungino sulle parole da usare e perdo l’ immediatezza e la computezza della frase

  8. Anch’io sarei per gli appunti veloci a penna. Mi capita anche mentre sto digitando al computer.

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