Non sollevare la penna

Natalie Goldberg, scrittrice “zen”, ripone una fiducia notevole nella pratica, anche, e soprattutto, fine a sé stessa.

Lei afferma che il proprio io di scrittore/persona emerge solo dopo una pratica assidua che prevede, per esempio, anche esercizi a tempo crescente in cui l’unico imperativo è scrivere, non importa cosa.
L’importante è lasciarsi trasportare dall’atto fisico. A suo avviso carta e penna vanno meglio per gli argomenti introspettivi.

Su questo punto Natalie dà anche un sollievo in merito ai risultati quotidiani. Mediamente si tratterà di roba illeggibile, ma solo dopo ore, giorni, settimane, di pratica assidua si riuscirà a produrre qualcosa di valore, se non per tutti, o per altri, almeno per noi.

Mi manca un po’ la capacità di mettermi lì e dire: per trenta minuti non penso altro che a scrivere [in realtà si potrebbe sostituire l’ultimo verbo con qualsiasi altro] anzi, scrivo. E basta.

Non è facile ed è quello che segna probabilmente il confine tra i grandi che stupiscono il mondo, e il resto, che lo manda avanti.

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