Per chi digita la tastiera, e altre riflessioni collegate anche se non necessariamente indispensabili all’argomentazione

Ogni volta che si scrive (o utilizza un mezzo di comunicazione in genere) dovrebbere essere chiaro chi è il destinatario del messaggio.
Come conseguenza il messaggio dovrebbe essere adeguato a tale destinatario in modo da rendergli comprensibile il contenuto del messaggio.

Quando devo comunicare qualcosa mi adeguo a questo tipo di filosofia, il che mi rende, tendenzialmente, molto efficace nella comunicazione al singolo o a piccoli gruppi.
Perdo, ovviamente, molto se la comunicazione è più estesa e rivolta a un gruppo eterogeneo (il che non dovrebbe accadere in un comunicatore efficace il quale in tale situazione estende le modulazioni del messaggio sino a coinvolgere la maggioranza della platea).
E’ anche, incidentalmente, il motivo per cui persone diverse possono avere di me una impressione piuttosto diversa.

Ma non è l’argomento della disquisizione (o sì?).

Io volevo scivere del blog, come concetto, che, potenzialmente, è rivolto a chiunque, razionalmente dovrebbere essere rivolto ad un gruppo specifico, non necessariamente ridotto, ed emotivamente è spesso rivolto allo scrittore dello stesso.
Ritengo sia uno degli argomenti più battuti dai critici, in senso negativo, non di commentatori, del fenomeno blog: l’autoreferenzialità

Autoreferenzialità cui, la “bloggisticamente” parlando mai abbastanza compianta, Madd (a proposito qualcuno sa se ha più riaperto un blog suo? mi manca) mi ha sapientemente introdotto a suo tempo con una dissertazione che, grazie alle caratteristiche di chiarezza e concisione per cui l’ammiravo, esponeva l’argomento rendendolo terreno e scevro da quell’olezzo di snobistico rifiuto che spesso ne accompagna l’uso.

Il blog è, per definizione, un diario e quindi l’autoreferenzialità ne è caratteristica intrinseca e, se possibile, indispensabile (quì, se possibile, vorrei dissentire da me stesso in quanto le caratteristiche di pubblicità estrema che la rete garantisce sminuiscono le caratteristiche personali del mezzo a favore della comunicazione verso l’esterno).

Ma non è neanche di questo che volevo scrivere.

O è proprio di questo che volevo scrivere: di cosa parla questo Blog? o meglio a chi parla questo blog?

Perché uno apre e mantiene un blog? Quì ci sono probabilmente tante risposte quante i blog, più o meno raggruppabili in fasce di motivazioni, ma sempre abbasanza estese.

Ho fatto un breve sondagio tra i blogger che conosco, io, e ne è uscito che scrivo per un me futuro, principalmente.

La riflessione è nata dalla considerazione che, storicamente, non ho mai avuto molti lettori, e ancor meno commenti, il che può essere fatto risalire a vari motivi: mancanza di promozione, mancanza di contenuti, forma povera, argomenti non di interesse e così via.

Il fatto di non essere una blogstar mi può anche dare fastidio, nel senso del desiderio dei quindici minuti di celebrità che, apparentemente, spettano a tutti, ma più che altro mi ha indotto ad una riflessione su “a chi io stia scrivendo”.

Di vocazione scrivo ad un me stesso futuro perché, più volte, mi è capitato di rileggere cose che avevo scritto e apprezzarle, fuori da ogni falsa modestia (che non centra niente perché non sto attribuendo un valore assoluto a quello che scrivo).
Un apprezzamento inconsapevole: era come le vedessi la prima volta, e la reazione è stata, “wow, vorrei avere scritto io una cosa così”. E questo chiuderebbe il cerchio della felicità, mia, in quanto il desiderio era avverato.

In realtà, pur non essendo un venditore, più che altro per la mancanza di volontà a convincere gli altri al cambiamento, sono sempre stato desideroso di condividere le mie scoperte e, possibilmente, rendere le persone felici.
Che alla fin fine si può concretizzare in un piacere temporaneo (nella frase ben composta, o nel concetto espresso con acume) e/o duraturo (nel realizzare che la vita offre così tanti momenti di stupore da renderla un gigantesco laboratorio di felicità)

Ecco, dopo aver scritto a me stesso vorrei riuscire a scrivere a tutti quelli che cercano un momento di gioia non settoriale (l’ultima notizia sul mondo apple, il cinema, la televisione, l’arte giapponese di piegare la biancheria e così via), o anche agli altri quando invado il settore di interesse.

Se anche uno solo dei miei lettori un giorno ha letto e ha provato un attimo di godimento, sollievo, mi basta anche eccennato un mezzo sorriso o un espressione compiaciuta, per un concetto ben espresso, o un ‘è vero, non ci avevo mai pensato’, oppure la constatazione di un sentire comune, direi che questo blog ha avuto un senso (di cui non voglio discutere essendo il “senso” un vocabolo del quale fatico a capire il significato generalmente applicatogli).

Nel caso contrario mi resta l’autoreferenzialità che, a dispetto di chi vuol farne una questione morale avvicinandola alla pratica della masturbazione (ma vogliamo veramente cominciare a scagliare pietre?), resta per molti versi autoappagante.

Annunci

4 commenti

Archiviato in autoreferenzialità?, scrivere

4 risposte a “Per chi digita la tastiera, e altre riflessioni collegate anche se non necessariamente indispensabili all’argomentazione

  1. Proverò a commentare il tuo messaggio preferito.

    Tempo fa avevo una forma di scetticismo e snobismo piuttosto forte nei confronti dei blog e dei bloggers. Non so bene che cosa mi abbia spinto ad aprire un blog.
    Credo si sia trattato principalmente del fatto che almeno così ho una scusa per scrivere, cosa che altrimenti farei troppo di rado (come tu stesso dicevi da qualche altra parte).

    Inizialmente le mie intenzioni erano, devo dire, un po’ più “alte”: a parte la scrittura in forma di narrazione, avrei voluto il mio blog più ricco di notizie, argomenti d’attualità, curiosità nascoste nelle maglie della rete, temi “importanti”.
    Insomma qualcosa che si distaccasse un po’ dal mio quotidiano. E avrei voluto che tante persone diverse mi inviassero scritti, più che commentare i miei (cosa, quest’ultima, che accade poco comunque).

    Alla fine mi accorgo che scrivere del mio quotidiano è la cosa che faccio di più, spesso anche buttando là cose di ben poco interesse per persone altre da me.
    Non credo si tratti solo di una questione di autoreferenzialità (che c’è e autoappaga quel narcisismo di cui immagino pochi blogger siano scevri): ovviamente il nostro quotidiano è il bacino più vicino, comodo e probabilmente ricco da cui attingere.

    La mia, devo dire, è anche una questione di pigrizia, se avessi scelto di fare un blog tematico – quindi indirizzato a un particolare e più ristretto tipo di persone interessate a quel tema specifico – non so quanto avrei resistito.

    Il tuo, ad esempio, secondo me è un blog che funziona, checché tu ne dica. Perché è in qualche modo tematico (parla prevalentemente di scrittura, lettura, libri) ma anche di te.
    O meglio, parla di te anche attraverso questi temi, il che da una parte è ovvio che accada ma poi neppure tanto.

    E poi, ancora, dipende molto dalla modalità in cui qualcuno scrive e presenta le proprie parole.
    Di nuovo, questo è uno dei tuoi argomenti: l’importanza della capacità di chi scrive di far passare o meno delle cose.
    Direi che è fondamentale. Il tuo blog forse per me sarebbe di meno interesse se non scrivessi come scrivi. O per fare un esempio diverso, il blog di Lea, che parla solo ed esclusivamente di sé e delle cose che le accadono non sarebbe così spassoso se non fosse in quella forma.
    Ma poi insomma, questo è chiaro.

    Mi incuriosisce vedere quali post le persone vanno a commentare.
    Ad esempio penserei di vedere più commentate le recensioni dei film che faccio, dato che lì è più facile trovare opinioni e gusti diversi.
    Invece non accade mai.
    Paradossalmente, uno dei post più commentati e che ha scatenato un dibattito agguerrito, è stato quello sulla borsetta alla P*ris H*lton.
    Un post di dubbia necessità, come mi veniva giustamente sottolineato.
    Che dire?

    Comunque, una delle cose che preferisco di tutto questo è proprio lo scambio che si crea con altre persone. Anche se magari spesso non avviene con una frequenza sostenuta, va bene così.
    Mi piace leggere le cose che scrivono gli altri, spesso li invidio per il fatto di riuscire a scrivere in un modo che non mi appartiene.
    Ma questo è il bello.

    Infine (e chiudo, lo giuro), anche se un blog fosse unicamente un diario per un noi futuro, varrebbe già la pena tenerlo solo per questo motivo.

  2. Il post riepilogativo che ti ha mandato quì è uno strumento che ha il vantaggio di
    – fornire un promemoria dei messaggi risultati più importanti per i lettori e questo aiuta ricerche e approfondimenti
    – fornire una possibilità di riscatto ai post che l’autore ritiene importanti.
    – ottenere commenti come quello che hai scritto, puntuale ed arricchente. Grazie.

    I blog tematici possono essere più facili (specialmente quelli tecnici o politici per le continue novità da commentare) e più difficili (approfondimenti, nuovi argomenti, aggiungere qualcosa ad un argomento già iperdiscusso etc).

    Bisognerebbe anche distinguere blog che commentano l’attualità, per i quali gli archivi sono semplici raccoglitori che servono ogni tanto, da quelli di “formazione”, non saprei come definirli, tipo quello di Kawasaki, che fornisce spunti di riflessione non legati all’attualità, e per il quale gli archivi sono un sistema per gestire lo spazio, e il valore di un messaggio non è legato al tempo.

    Per i commenti sto ancora cercando di capire. In genere sembrano più commentabili e commentati post che esprimono posizioni nette, specie per chi non condivide.

    Personalmente ci sono volte in cui mi verrebbe da commentare che un post mi è piaciuto e basta , ma poi mi fermo perché sono timido, e mi sembra che non aggiungo nulla al messaggio.

    I blog hanno riavvicinato alla scrittura ed alla lettura, spero, un bel po’ di gente. Li metterei dalla parte delle cose positive. Poi in effetti sono strumenti, non è il blog, o il cellulare, o il computer che sono responsabili dell’uso che le persone ne fanno.

  3. il mio blog spesso assume la forma di un post-it, appunto delle cose come promemoria, tipo liste di libri che ho trovato interessanti (ogni mese spulcio le nuove uscite), date messa in onda di telefilm, ultimi acquisti di libri, gli ultimi libri letti, gli ultimi film visti. a volte piace, altre volte no.

  4. E’ un utilizzo che condivido.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...