Ne avevo parlato più volte con toni entusiastici e a volte confusi, perché era così avanti che a cercare di raggiungerlo ti veniva il fiatone e faticavi a ragionare.
Beh, si è suicidato, a 46 anni.
Questa è la trascrizione di un discorso fatto tre anni fa in cui cita anche il suicidio.
A leggerlo adesso vien da fare tutte le elucubrazioni del caso. In realtà il suicidio, in termini di riflessione, non può mancare nel curriculum di qualsiasi pensatore.
Da questo a metterlo in atto ne passa, e David Foster Wallace, adesso, è passato.
Riposi in pace, come si suol dire. Ci mancherà.
2 Commenti
Ottobre 12, 2008 alle 8:51 pm
Che brutto modo ha scelto per suicidarsi.
Se dovessi compiere l’insano gesto, sceglierei un metodo rapido e indolore, o rapido e doloroso, o lento e indolore.
L’impiccagione è lenta e dolorosa, il peggio del peggio.
Dicembre 4, 2008 alle 7:14 pm
Interessante articolo che parla di come si possa essere un genio e contemporaneamente essere sopraffatto dalle cose della vita.
Oppure, forse, è il costante dubbio, proprio perché genio si riesca a capire meglio le cose della vita.