La memoria personale di una tragedia molte volte è diversa da quella collettiva.
Il disastro del Vajont, per esempio, una frana, una diga, un’onda che ha lavato via un intero paese, per me è rappresentata da una scala a chiocciola.
Una piccola, modesta scala a chiocciola che per qualche miracolo era rimasta su, lungo il ciglio della strada, il resto della casa spazzato via dalla furia delle acque.
E ogni anno, nel consueto pellegrinaggio verso la vacanza estiva, si passava di fronte a questo monumento naturale, che non aveva nulla da invidiare a quelli scolpiti da grandi artisti.
Ricordava quello che era successo, come tutti i monumenti aspirano a fare.
Non c’è più, da tanto tempo, ma nella mia memoria resterà sempre quello il simbolo del disastro del Vajont.
2 Commenti
Maggio 2, 2007 alle 11:52 am
Qualcosa di simile mi succedeva con una zona della mia città colpita da una frana molti anni fa.
Invece la scala a chiocciola mi riporta solo a questo bellissimo film di Robert Siodmak, una suspence con i fiocchi datata 1946.
rexer: tutto bene? È da un po’ che non scrivi e io mi sto preoccupando.
Maggio 2, 2007 alle 7:20 pm
Grazie
mi dispiace per l’assenza, mi sento un po’ in colpa in effetti.
Pensavo di non mancare a nessuno e quindi me la sono presa un po’ comoda.
Ho avuto degli affari da sbrigare in First Life, che, veramente, ci vuol del coraggio a pensare di potersene creare anche una seconda.
Poi, quando perdi un po’ il ritmo va a finire che aspetti ti esca un Messaggio Meraviglioso, e quindi ti blocchi.