
Sottotitolo: aspettative degli insegnanti e sviluppo intellettuale degli allievi.
La questione laica di ieri mi ha fatto tornare in mente questo saggio che ormai ha qualche anno sulle spalle (oltre trenta per la precisione) ma per me resta di estrema attualità.
Parla di come le aspettative influenzino le prestazioni delle persone che ci stanno di fronte (ma anche di noi stessi nel caso dell’effetto placebo).
L’esperimento principale prevedeva l’analisi di una classe di prima elementare. I test di ingresso sono stati un po’ taroccati (chissà se si usava questo termine a quel tempo) dicendo alle maestre che alcuni studenti erano più intelligenti di quello che in effetti erano.
A fine anno quegli studenti risultarono, effettivamente, avere prestazioni migliori rispetto agli altri.
Almeno due cose:
- durante l’anno la classe fu comunque tenuta in osservazione per controllare che le maestre non dedicassero più tempo agli studenti in questione. Non lo fecero;
- per le ovvie implicazioni morali non fu possibile fare l’inverso, cioè dire che dei bambini erano meno intelligenti di quanto fossero in realtà.
Il semplice fatto che le maestre pensassero che quei bambini erano più intelligenti influì sui risultati.
Nel libro si parla anche di altri esperimenti simili per effetti particolari, come l’effetto alone, per cui una caratteristica della persona viene estesa a tutto il suo essere (esempio pratico: presentarsi ad un colloquio di lavoro abbigliati in modo trasandato potrebbe far pensare all’esaminatore che le nostre prestazioni come gestori di un portagoglio titoli non siano poi così eccezionali. Il fatto che il candidato che abbiamo di fronte sia un appassionato di montagna come noi potrebbe farci pensare che sia anche migliore nella gestione di un portafoglio titoli. Possiamo anche fare un passo indietro al curriculum formalmente sciatto o con errori di digitazione. Se poi vogliamo puntare i piedi e gridare all’ingiustizia di tutto questo possiamo anche farlo. Ne sto solo facendo una questione di risultati).
Oppure l’effetto pigmalione, per cui il fatto di credere che la piccola fioraia possa diventare una gran signora ha un effetto realizzante.
Credo che un concetto simile fosse anche alla base del film “Una Poltrona Per Due” ma forse sto andando fuori dal seminato scientifico.
In ogni caso è un libro che merita una lettura, specialmente, vivaddìo, da parte di chi si occupi, anche saltuariamente, di formazione. E perché no da tutti quelli che abbiano a che fare quotidianamente con altre persone.
4 Commenti
Giugno 23, 2008 alle 12:36 pm
Me l’anno chiesto nella terza prova di maturità.
Che cos’è il “Pigmalione in classe”?
Agosto 1, 2008 alle 9:32 pm
Questo commento mi era sfuggito, e mi spiace.
Per Pigmalione puoi dare una letta quì:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pigmalione_%28Shaw%29
Per il verbo avere spero in un errore di battitura
Giugno 25, 2009 alle 4:45 pm
questo tuo articolo mi è stato utile! sto studiando pedagogia per un corso per educatori … e leggere la tua recensione, semplice e chiara mi solleva un pò! grazie!
Luglio 3, 2009 alle 5:08 pm
grazie a te, laura, mi hai dato l’occasione per rileggere e riflettere un po’ sull’argomento.
E’ sempre utile.