Novembre 17, 2006...4:04 pm

A proposito di lingue straniere

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“Com’è la cotoletta?”
“Mah, è…aiutami, non mi viene l’espressione corrispondente in italiano, mi viene solo in americano”
“Davvero?”
“L’americano ce l’ho ancora nell’orecchio cosa vuoi, ho vissuto tanto là da ragazzo. Hanno dei modi di dire tutti loro, questa cotoletta è, è…”
“Dillo in americano, là come direbbero?”
“Very good.”

da “L’uomo di marketing e la variante limone” di Walter Fontana

questa era nell’archivio del vecchio rifugio, cancellato dai venditori di Ragnarok. Meritava di essere recuperata.

3 Commenti

  • È fantastica.
    Devo ammettere comunque che ho avuto a volte il problema citato, con una parola:”plain”.
    Paradossalmente nel senso opposto a quello in cui dovrebbe accadere, ovvero: il vocabolario italiano è ricchissimo e nella fattispecie la parola “plain” ha una grande variante di traduzioni possibili a seconda del contesto: piano, liscio, ovvio, chiaro, semplice…Ecco mi è capitato spesso di desiderare un aggettivo italiano che, come in inglese, fosse capace di contenere la summa di tutti questi significati perché l’oggetto da qualificare era in grado di esprimerli tutti insieme.
    Lo stesso mi è capitato con l’aggettivo “straight” (guarda caso un sinonimo di “plain”) e la riflessione è tornata quando ho visto “The Straight Story” di Lynch - titolo che in italiano non può mantenere il gioco di parole - a mio avviso un film eccezionale, che parla proprio di una storia semplice, buona, dritta, senza fronzoli e in cui la forma sposa meravigliosamente il contenuto.
    Beh…scusa la prolissità, chiudo qui prima di andare out of topic…o l’ho già fatto?

  • Walter Fontana è una vecchia volpe, capace di mettere il dito in una esagerazione di un problema effettivo.

    Capita anche a me con centinaia di parole.

    E’ il motivo per cui odio fare traduzioni (dalle quali sto in genere alla larga), spessissimo non so come rendere un vocabolo nel significato per cui è stato inserito in una frase. O mi ingarbuglio nella ricostruzione di quest’ultima.
    :-) E sicuramente non ti taccio di uscire dal seminato se citi “The Straight Story”: un grande film.

  • [...] Qualche giorno fa, quasi a casa, al volante, un’altra delle mie consuete riflessioni su quanto - a volte - sia desiderabile una parola di un’altra lingua per definire qualcosa. Qui (il blog di Rexer, una piacevole scoperta) già commentavo sul tema. Questa volta la parola è spagnola, “arreglar”. Il pensiero è andato immediato al suo suono e al suo significato, che condensa: “aggiustare, sistemare, rimettere a nuovo, mettere ordine”. [...]

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